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BOLZANO. I Veneti, «minoranza nazionale», come primo passo, insieme al referendum previsto nei prossimi mesi, per diventare una regione autonoma. Prosegue il braccio di ferro con i vicini «speciali» che aveva contraddistinto l’ex presidente veneto Galan (memorabili le polemiche con Durnwalder). L’azione può diventare un boomerang per le autonomie speciali? Risponde Daniel Alfreider, capogruppo della Svp alla Camera.
Cosa pensa della nuova azione dei veneti?
«Da venti anni, partendo dal federalismo dei leghisti, diciamo la stessa cosa: idee con un fondo genuino, che sfociano nella provocazione e in nessuna azione concreta. Se il Veneto volesse veramente seguire di più il proprio territorio, potrebbe applicare l’articolo dello Statuto che consentirebbe di attuare la scuola ladina nelle valli ladine, da Cortina, ad Arabba e Colle Santa Lucia, dove c’è una vera minoranza. Ma non c’è un solo euro speso, né una sola scuola.La politica si fa con i piccoli passi e con i segnali concreti: il resto è teoria, o provocazione nei casi peggiori. Per non essere cattivi, mi auguro che questa discussione che hanno voluto riaprire possa avere un senso».
Il pressing del Veneto potrebbe danneggiare le regioni speciali?
«Non è una buona strategia provare a togliere qualcosa agli altri, per ottenere di più. Meglio, ripeto, dimostrare che ci si impegna veramente sul territorio. Il Veneto faccia in fretta con infrastrutture importanti come il treno Cortina-Venezia».
Tutte le autonomie speciali, tranne il Trentino Alto Adige, hanno bocciato la riforma costituzionale, clausola di salvaguardia compresa.
«Non smetteremo mai di ringraziare gli elettori: quel “sì” ci ha rafforzato. A Roma è molto chiaro il segnale. La nostra provincia sa cosa vuole: l’autonomia». (fr.g.)
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