BOLZANO. La Festa della Donna trasforma il Museo Civico di Bolzano in un atelier multietnico. La cooperativa Babel torna ad organizzare una sfilata davvero speciale. Le ampie sale d’esposizione sono diventate, per un giorno, saloni da trucco. Ragazze e donne che ridono divertite mentre si aggiustano il mascara e chiudono il disegno di un elegante simbolo tribale sulle mani utilizzando il pennino per l’henné. La scala è la passerella per mostrare le sete colorate, i drappi e i colori brillanti dei vestiti delle tradizioni del mondo. Scendono, aggraziate, ragazze marocchine, siriane, pachistane e cinesi. Tutto il mondo in un museo per festeggiare la donna, l’8 marzo e l’integrazione. Molte di loro, infatti, sono immigrate di prima o seconda generazione. Con una storia da raccontare. «Siamo riuscite - spiega l’organizzatrice Fatima Azil - a trasmettere il messaggio di come la diversità sia una ricchezza per il nostro territorio. Noi donne straniere ci sentiamo le nuove cittadine italiane e vogliamo portare le nostre tradizioni per rendere sempre più bello questo Paese. E la nostra provincia». Ma anche una sfida gioiosa alle chiusure dentro le proprie comunità. Poco più in là Hana Nassiri, cittadina marocchina di Sidi Hajjaj nella provincia di Casablanca, si coccola le “sue” modelle Aischa Aharam, Bouchra Farchi e Valentina Siano. È lei a creare questi vestiti bellissimi. «Ce ne sono alcuni lavorati con le perle che sono particolarmente apprezzati in Marocco in occasione delle cerimonie. Sono formati da due pezzi a differenza del Kaftan che è un pezzo unico e viene usato alle feste. Più disinvolto». Ha una grande voglia di spiegare anche agli italiani i segreti di queste stoffe e queste lavorazioni. «Qui non sono tanto conosciuti, ma il mio obiettivo è dimostrate che anche in Marocco abbiamo indumenti stupendi che esaltano la bellezza delle donne che li indossano. Mi inorgoglisce, inoltre, vedere ragazze italiane sfilare con i miei abiti. È un bellissimo segnale». Confezionare un vestito simile richiede tempo e fatica. «È un lavoro complesso perché le perle, i disegni e le colorazioni della stoffa vengono tutti realizzati a mano». Hana ha aperto un gruppo Facebook chiamato “Kaftan marocchino in Italya”. «Cerco di creare una rete per diffondere il più possibile questo prodotto. Ovviamente è anche un’opportunità di lavoro. Questi vestiti possono costare circa 500 euro l’uno e creare un piccolo mercato sarebbe un sogno». A truccare le ragazze prima della sfilata ci pensano le studentesse della scuola professionale “Einaudi”. «Abbiamo voluto favorire un’ulteriore sinergia tra giovani - conclude Azil - in modo che potessero confrontarsi. Il risultato è ottimo. Le scolare della scuola Levinas, invece, cantano la canzone Donne di Zucchero. Perché a dire la verità sono le donne, alla fine, ad unire il mondo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

GUARDA LE FOTO E IL VIDEO

DELLA FESTA

WWW.ALTOADIGE.IT