MERANO. La fotografia è desolante. Il degrado e la sporcizia, cui ciclicamente si è cercato di dare battaglia, dopo poche settimane tornano ad affiorare nel parcheggio della stazione ferroviaria di Maia Bassa. La cui concessione al Comune da parte della Provincia (la proprietà rimane di Rfi) ha ora concluso il suo lungo iter e ad Asm dal municipio è stata inviata una lettera per affidare l’incarico di pulizia.

Ma il problema è di più ampia portata, perché se da una parte una certa quantità di rifiuti abbandonati la si può imputare a chi trasgredisce le regole e abbandona i sacchi di spazzatura in quest’area, larga parte della situazione è riconducibile a individui che vivono nell’emarginazione e hanno eletto il parcheggio, e soprattutto gli spazi ai bordi del fabbricato di servizio in legno ora inutilizzato, a loro punto di ritrovo e rifugio per la notte. Con tutte le conseguenze del caso.

È dunque un’emergenza sociale, un territorio che ormai va ad aggiungersi ad altre analoghe “sacche” di disperazione dove periodicamente intervengono le autorità per ordinare gli sgomberi, ma che rinascono in breve tempo. Un altro triste esempio di questi accampamenti “a intermittenza” lo si può trovare lungo la stessa linea ferroviaria, sulla riva del Passirio, sempre a Maia Bassa. Solo qualche mese fa, la polizia municipale aveva invece sgomberato un altro insediamento abusivo all’interno dell’ex falegnameria Haller. Ambedue i contesti, non lontani da quella stazione e del parcheggio in questione. Un’ultima ripulita è datata dicembre ma l’area è già preda dei rifiuti. A partire da una trentina di copertoni fino a un numero enorme di sacchi della spazzatura che, durante il giorno, convivono con le automobili posteggiate dai pendolari.

L’ingresso al parcheggio, sostanzialmente ordinato, nasconde ciò che attende coloro i quali non trovando spazio per lasciare la propria vettura nella prima parte dell’areale e vi si devono addentrare. Bottiglie, lattine, contenitori di generi alimentari e immondizia varia tappezzano la superficie. E ancora indumenti, o quel che ne rimane.

All’occhio balzano le inequivocabili tracce di vite borderline, resti di bivacchi e giacigli più o meno improvvisati dove si consumano notti disperate, in condizioni igieniche sconvolgenti. Brucia il contrasto fra due mondi così vicini e così lontani: le auto parcheggiate da persone che al mattino prendono il treno per un’ordinaria giornata lavorativa e i segni di esistenze che di ordinario nulla hanno, vissute nella quotidianità dell’esclusione sociale.