BOLZANO. «Tutto è iniziato nel 2009 quando mia figlia Giulia - da bambina le è stato diagnosticato il disturbo dello spettro autistico - su consiglio di un educatore, ha cominciato a frequentare l'Aias. Ho visto i miglioramenti su di lei, soprattutto a livello relazionale, e mi sono appassionato alla causa». Prima socio, poi membro del consiglio direttivo, da sette anni Claudio Pizzato presidente di Aias - l'associazione con sede in via Piacenza, impegnata sul fronte dell'inclusione lavorativa, abitativa, sociale delle persone con disabilità - il giorno di Ferragosto, ad Innsbruck, ha ricevuto la medaglia al merito come ringraziamento per l'impegno civile. È uno dei 23 premiati, nell'ambito della tradizionale cerimonia alla Hofburg imperiale, dal presidente altoatesino Arno Kompatscher e del Tirolo Anton Mattle.
 

Un importante riconoscimento del lavoro fatto da lei e dall'associazione.

L'impegno da parte di tutta la squadra è tanto, perché il nostro obiettivo è quello di fare di tutto e di più per favorire l'integrazione di ragazzi e ragazze con disabilità. Un concetto che, passando attraverso l'inserimento lavorativo e abitativo, li rende il più possibile autonomi. Alleggerendo anche i genitori che vivono, dal giorno della diagnosi, con l'angoscia di cosa succederà quando "noi non ci saremo più".

Cos'è cambiato in questo settore rispetto a quando lei ha iniziato ormai 17 anni fa?

Tantissimo direi. Da una parte sono aumentate in maniera esponenziale le diagnosi che, rispetto al passato fortunatamente, si fanno anche prima, ovvero nei primi anni di vita dei bambini. Dall'altra sono diminuiti i volontari. Anzi, ad essere sinceri, sono praticamente spariti. Questo purtroppo è un problema generalizzato per tutto il settore dell'associazionismo.

Idee per cercare di rendere interessante l'impegno in questo settore?

In autunno vorremmo andare nelle scuole a parlare con i ragazzi e le ragazze. Nella convinzione che possa essere utile per la loro crescita personale e ovviamente all'associazione.

Al momento Aias quante persone segue?

Tra le 70 e le 80. In media dai 18-20 anni in su. Quando finita la scuola, le giornate delle persone con disabilità rischiano di diventare improvvisamente vuote. Assieme ai nostri educatori ed educatrici, in particolare al pomeriggio, offriamo una serie di attività che aiutano a superare le barriere innalzate dalla disabilità.

Da due anni avete assunto la gestione del Bar Piacenza, come sta andando?

Molto bene. Ci lavorano come baristi tre nostri ragazzi, più un paio a rotazione. Per loro è una bella soddisfazione essere lì. Purtroppo, per le persone disabili è complicato trovare qualcuno disposto ad assumerle. Ma l'integrazione passa inevitabilmente attraverso il lavoro. Che significa - tra le altre cose - rispettare un orario, impegnarsi per svolgere al meglio il compito che ti viene assegnato, relazionarsi con i colleghi ed eventualmente il pubblico.

Prossima sfida, l'alloggio inclusivo.

L'appartamento si trova in via Sassari. È pronto, deve solo essere arredato. Ospiterà tre persone: due ragazze, un ragazzo e un operatore. Chi andrà ad abitare lì, ha seguito un training abitativo in un appartamento di via Parma. Il cammino verso l'indipendenza ha bisogno di essere preparato bene.

Aias è l'acronimo di Associazione italiana assistenza spastici, una definizione (spastici), scelta 70 anni fa e bandita oggi dal vocabolario. Non avete mai pensato di cambiare nome?

Certo, ne abbiamo parlato. L'ultima volta è stato in occasione del congresso nazionale. È una definizione che non si usa più. Però scegliere un altro nome significherebbe ripartire daccapo. Insomma, per diversi motivi, è meno semplice di quello che si può credere. Per questo si è deciso, almeno per ora, di non toccare il nome.

Qual è oggi la definizione corretta: persona disabile o persona con diverse abilità?

Persona disabile va bene.