BOLZANO. “La provincia che vogliamo nell’Europa dei 27” questo il titolo di una coraggiosa conferenza trasversale promossa, nell’ambito del progetto Liberamente, da Confcooperative. Un incontro che per la prima volta ha riunito attorno ad uno stesso tavolo, per discutere di un futuro comune, rappresentanti del mondo dell’imprenditoria (Peter Thun), della macchina pubblica provinciale (Maurizio Bergamini Riccobon) e dell’Università (Hans Drumbl).
Ne è uscito un confronto stimolante coordnato da Andrea Grata che ha tuttavia confernmato come, al momento attuale nella nostra provincia, i tre soggetti, continuino a procedere parallelamente con punti convergenza ancora piuttosto vaghi.
E mentre nella sala del convegno aleggiavano onnipersenti gli stimoli emersi nei giorni scorsi dal Festival dell’economia di Trento, si è tentato di dare una risposta “provinciale” a tematiche che non possono essere di piccolo cabotaggio. In tal senso l’ex rettore dell’Università di Bolzano, il professor Drumbl, ha posto con fermezza l’accento sui gravissimi rischi che le giovani generazioni stanno correndo a causa della sempre più crescente percarietà del lavoro.
Da parte sua Peter Thun ha più pragmaticamente ammonito che senza la definizione politica di una “visione” l’Alto Adige rischia di dissipare quelle unicità (natura e cultura pluriculturale) che sono la vera ricchezza economica del nostro territorio. Thun, nell’evidenziare come Bolzano e in Alto Adige si siano realizzate tutta una serie di strutture che hanno richiesto ingenti investimenti, si è posto l’interrogativo se nel conmtempo ci si è posti il problema della loro capitalizzazione e che esistono ancora problemi infrastrutturali (aeroporto, costo eccessivo delle abitazioni) che frenano ogni possibile processo di innovazione.
Maurizio Bergamini direttore della ripartizione innovazione dell’ominimo assessorato provinciale nell’annunciare che è ormai pronta la nuova legge che regolerà la ricerca e l’innovazione in Alto Adige ha difeso l’attuale modello economico che «ha garantito un equilibrio tra le diverse categorie economiche senza privilegiarne nessuna e nel contempo ha garantito un grave equilibrio anche tra periferia e città». Nel sostenere che la politica dei “contributi a pioggia” è assicurato «un sistema che regge» ha anche sottolineato che questa non verrà dismessa bencè verranno privilegiati investimenti mirati legati a scelte di innovazione. Bergamini, destando un certo brusio in sala, ha posto anche un interrogativo di strategia: «Vorrei capire che cosa abbianmo portato Centri di ricerca di Microsoft o di Fiat al territorio di Trento». Nel contempo ha difeso le scelte e le attività del Tis (ex Bic) e dei cluster (quale quello del legno) sottolineando la necessità di previlegiare innovazione che cresca attorno alle singole imprese locali scegliendo tra settori che spazino dello svilupopo delle fonti rinnovabili, alle nanotecnologie, alla bioarchitettura.

Ne è uscito un confronto stimolante coordnato da Andrea Grata che ha tuttavia confernmato come, al momento attuale nella nostra provincia, i tre soggetti, continuino a procedere parallelamente con punti convergenza ancora piuttosto vaghi.
E mentre nella sala del convegno aleggiavano onnipersenti gli stimoli emersi nei giorni scorsi dal Festival dell’economia di Trento, si è tentato di dare una risposta “provinciale” a tematiche che non possono essere di piccolo cabotaggio. In tal senso l’ex rettore dell’Università di Bolzano, il professor Drumbl, ha posto con fermezza l’accento sui gravissimi rischi che le giovani generazioni stanno correndo a causa della sempre più crescente percarietà del lavoro.
Da parte sua Peter Thun ha più pragmaticamente ammonito che senza la definizione politica di una “visione” l’Alto Adige rischia di dissipare quelle unicità (natura e cultura pluriculturale) che sono la vera ricchezza economica del nostro territorio. Thun, nell’evidenziare come Bolzano e in Alto Adige si siano realizzate tutta una serie di strutture che hanno richiesto ingenti investimenti, si è posto l’interrogativo se nel conmtempo ci si è posti il problema della loro capitalizzazione e che esistono ancora problemi infrastrutturali (aeroporto, costo eccessivo delle abitazioni) che frenano ogni possibile processo di innovazione.
Maurizio Bergamini direttore della ripartizione innovazione dell’ominimo assessorato provinciale nell’annunciare che è ormai pronta la nuova legge che regolerà la ricerca e l’innovazione in Alto Adige ha difeso l’attuale modello economico che «ha garantito un equilibrio tra le diverse categorie economiche senza privilegiarne nessuna e nel contempo ha garantito un grave equilibrio anche tra periferia e città». Nel sostenere che la politica dei “contributi a pioggia” è assicurato «un sistema che regge» ha anche sottolineato che questa non verrà dismessa bencè verranno privilegiati investimenti mirati legati a scelte di innovazione. Bergamini, destando un certo brusio in sala, ha posto anche un interrogativo di strategia: «Vorrei capire che cosa abbianmo portato Centri di ricerca di Microsoft o di Fiat al territorio di Trento». Nel contempo ha difeso le scelte e le attività del Tis (ex Bic) e dei cluster (quale quello del legno) sottolineando la necessità di previlegiare innovazione che cresca attorno alle singole imprese locali scegliendo tra settori che spazino dello svilupopo delle fonti rinnovabili, alle nanotecnologie, alla bioarchitettura.

