BOLZANO. Volkmar Mair, direttore dell’ufficio geologia e prove materiali della Provincia, preferisce navigare a vista. Con l'eccezionale quantità di neve caduta quest'inverno - è il record assoluto dal 1951 a oggi, con due metri di coltre bianca anche a Passo Palade (che alto non è) e oltre un metro a Passo Mendola - c'è il serio rischio che il disgelo possa provocare danni e nuove frane soprattutto nella fascia compresa tra i mille e i 1.600 metri. Le zone più a rischio sono le Dolomiti - e quindi anche Badia e Gardena - manche val Passiria, val Venosta, val d'Ultimo e valle Aurina. Almeno per il momento, invece, il fondovalle non sembra correre rischi e dovrebbe essere risparmiato anche da eventuali smottamenti. La situazione peggiore che potrebbe verificarsi – anche a giudizio degli esperti altoatesini – sarebbe quella di andare incontro ad uno scioglimento della neve a velocità media con tempo brutto o comunque coperto, sommato a nuovi temporali.

Dottor Mair, in Trentino - vista l'enorme quantità di neve caduta - i geologi sono preoccupati dai possibili danni legati al disgelo. In Alto Adige siamo davvero così tranquilli?

«No, diciamo che navighiamo a vista. Senza avventurarci in previsioni con un orizzonte temporale troppo lungo, ma la situazione è pressoché analoga. Non ci differenziamo poi molto dal Trentino».

Quali sono le quote dove state facendo più controlli?

«La fascia maggiormente interessata è quella compresa tra i 1.000 e i 1.600 metri e prestiamo attenzione soprattutto ai nostri punti più critici. A Passo Palade, che è a 1.518 metri di altitudine, non erano mai caduti due metri di neve. Da questo punto di vista è stato davvero un inverno eccezionale. Dolomiti, valle Aurina, Passiria, Venosta e val d'Ultimo sono le altre zone sotto costante osservazione».

Ma c'è chi è arrivato a ipotizzare possibili conseguenze anche per il fondovalle. Sono timori infondati?

«In Alto Adige da questo punto di vista siamo abbastanza tranquilli. Il corso dei torrenti è quasi vuoto, anche perché sotto i mille metri di neve ne è caduta davvero poca. Ma il timore è un altro».

Quale?

«Tutto è legato alla velocità di scioglimento della neve. Sarebbe meglio evitare altre due settimane di tempo brutto, coperto, con precipitazioni, perché non potremmo contare sulla sublimazione».

Cosa significa in concreto?

«Si tratta, letteralmente, del passaggio di una sostanza dalla stato solido allo stato gassoso, senza passare dallo stato liquido. Ciò significa che con il bel tempo potrebbero evaporare fino a 10 centimetri di neve in pochissimi giorni, ad esempio. Ciò non avverrebbe, invece, con un cielo costantemente carico di nuvole».

Cosa teme nella peggiore delle ipotesi?

«Che i pendii possano essere caricati ulteriormente di acqua con il rischio di altre frane non solo nei punti critici. È uno scenario che non possiamo scartare a priori anche se speriamo in un'evoluzione quantomeno soddisfacente delle condizioni meteo. Le previsioni oltre la settimana non sono peraltro più di tanto attendibili».

Quanto dovremo aspettare per capire esattamente che rischi corriamo?

«Avremo con ogni probabilità un quadro realistico entro la fine di marzo. Negli ultimissimi giorni non ci sono stati nuovi eventi franosi, ma quest'anno voglio sperare che il peggio sia già ormai alle spalle. Condizioni meteo permettendo, ovviamente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA