BOLZANO. Ieri era futuro, adesso no. È oggi. A un anno dalla posa della prima pietra, il parco tecnologico ha un tetto, le stanze che corrono lungo le mura della vecchia Aluminia, le sbarre d'acciaio che tengono insieme i pavimenti della Montecatini del primo sviluppo industriale della Zona, il garage interrato sotto i monumenti dell'archeologia industriale, l'arena della musica e dei convegni. «Un anno, solo un anno e siamo già qui - dice Claudio Lucchin, l'architetto bolzanino che sta facendo l'impresa, progettata dai milanesi Chapman Taylor - e poi l'anno prossimo consegneremo tutto. Bella corsa...».

Perché il 2 ottobre 2017 il Parco si riempirà di tutte le cose che sta aspettando: le start up dell'innovazione 3.0, gli istituti di ricerca che sorreggeranno le aziende private che si inventeranno nuovi mercati e nuovi prodotti, istituti che sono la rete della cultura tecnologica made in Alto Adige, come l'Università, l'Eurac, Laimburg, Tis, Fraunhofer, CasaKlima, Eco research.

E come ogni buon committente Arno Kompatscher ha guidato la gru che ha posto l'albero sul tetto: «Dobbiamo rimanere competitivi - ha detto il governatore - e per farlo occorre innovare e per innovare finire opere come questa che porteranno qui imprese e cervelli». Il Polo è tante cose insieme. La prima: è l'avvio di un nuovo rapporto tra città e il suo territorio .

È l'investimento più visibile della Provincia che prefigura una Bolzano finalmente capitale, "Landeshauptstadt", come ha sillabato Renzo Caramaschi. Perché il "Noi" (acronimo di nature of innovation) battezzato ieri alla conclusione dei lavori sul "grezzo", è anche un'intero quartiere della città, il suo sud urbano, che riceve una colossale spinta alla riqualificazione.

La seconda cosa è il risultato architettonico: in sostanza viene pagato finalmente un debito della città alla sua storia. Il progetto è infatti anche un magnifico esempio di recupero dell'esistente e una rivalutazione che è anche culturale di un pezzo della storia non solo industriale di questo territorio. «Ecco - spiega Lucchin che cammina tra gli inesplorati nuovi interni del corpo centrale - il contemporaneo è stato messo in relazione con la struttura degli anni Trenta senza quasi toccarla. Le nuove stanze sono sospese davanti alle vetrate, i muri di oggi avranno un colore diverso rispetto ai vecchi. Tutto sarà riconoscibile...». Per questo erano in tanti ieri, in via Volta. Da Kompatscher a Luis Durnwalder («Non è stato facile acquistare questi terreni, risanarli e non riempirli di capannoni nuovi ma riservarli per questa sfida», ha ricordato l'ex presidente); a fianco, il sindaco e il suo vice Baur e poi Helga Thaler, presidente del Bls, il padrone di casa, con Thomas Aichner di Idm, Ulrich Stofner direttore Bls. E ancora il presidente del consiglio Bizzo, l'architetto March , padre del progetto, il nuovo rettore della Lub con Kuno Prey, operai, tecnici, le imprese costruttrici. Dei tre grandi blocchi centrali che costituiranno il cuore del Polo, è stato concluso strutturalmente il "black monolith", di fronte alla torre-cisterna dipinta ai tempi di "Manifesta"; sotto, è concluso anche il grande garage interrato. A sinistra del monolite , uno dei più straordinari esempi di architettura anni Trenta con la sua piscina risanata, è il il "Bz 1", già Alumix, i cui lavori all'interno sono quasi conclusi. Questi due "blocchi" ospiteranno i laboratori e gli istituti di ricerca. Alla loro destra è ormai impacchettato l'altro edificio centrale, il "Bz 2". Dietro, gli edifici della ex Speedline attendono di ospitare le imprese private che sceglieranno Bolzano e il suo Polo per sviluppare i loro prodotti, innovare e portare qui cervelli e nuova occupazione. Si sono già iscritte Senfter e Maccaferri ma tante altre sono in lista d'attesa. Sono 190 mila i metri cubi del parco, per ospitare 24 laboratori. Il grande piazzale davanti ai corpi centrali sarà luogo di incontri e di scambi. Che si aprirà sulla via Volta a pochi passi dalla grande produzione industriale dell'Iveco. Conclusi ieri anche i lavori strutturali per l'altro elemento che contribuirà alla riqualificazione urbanistica della Zona: il lungo edificio che ospiterà il bar e la ristorazione. Con questo, l'arena interrata e tutto il resto, il Polo non servirà solo all'innovazione ma fornirà anche una spinta perchè Bolzano sud diventi parte integrante di Bolzano, luogo da occupare socialmente anche la sera, quando gli uffici ella ricerca chiuderanno.

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