Le penne nere in Italia sono quasi 400 mila ma c’è un costante calo di iscritti soprattutto perché “andati avanti” per l’età. La necessità evidente è che in futuro ci siano uomini e donne che perpetuino i valori che da quasi un secolo l’Ana coltiva e tramanda.

Questione di “ricambio”, di futuro associativo. Per questo quasi 300 alpini provenienti da tutte le valli del Trentino hanno partecipato ieri al “Melotti” di Rovereto all’incontro con Corrado Perona, il presidente nazionale, insieme a Cesare Lavizzari (vice) e Roberto Bertuol, e ai massimi esponenti dell’Ana trentina con il presidente Maurizio Pinamonti in testa.

E con l’occasione, vista la ormai vicina Adunata a Bolzano, una vaga promessa che ha emozionato non pochi alpini: «Mi ricordo che a scuola - ha detto Perona - ci insegnavano che la Grande Guerra aveva come obiettivo di prendere Trento e Trieste. Trieste ha già avuto la sua Adunata, ora tocca a Trento e nel 2018 c’è il centenario. Non sarò più presidente, sarò solamente l’alpino Perona, ma credo che l’Adunata spetterà a Trento». Parole importanti sulla strada per giungere al 2018, ma che hanno infuso entusiasmo e fiducia in tanti, anche se con i capelli grigi.

L’incontro a Rovereto, voluto da Perona che sta percorrendo l’Italia per analoghe iniziative, non vuole calare dall’alto “come e cosa si deve fare perché l’Ana possa proseguire, ma per sentire dal basso quanto e cosa si condivide del documento elaborato ormai qualche anno fa e che vuole assicurare all’Italia la presenza degli alpini, come forza propositiva, come esempio da seguire, come persone che ispirano fiducia e sono pronti ad aiutare in caso di calamità.

Ci si rifà a Franco Bertagnolli (Perona lo ha citato), all’alpino roveretano assurto alla presidenza nazionale dell’Ana e che 35 anni fa aveva promosso la figura dell’ “amico degli alpini”, quello che per mentalità e carattere è alpino, ma non ha fatto la naja negli alpini, quella figura che affianca gli alpini nell’azione quotidiana (e spesso li sorpassa) ma che non può portare il cappello.

Perona è stato chiaro: «Non sono qui a difendere il documento che abbiamo compilato. Voglio solo sentire cosa ne dite, i numeri sono ancora alti, ma calano anno dopo anno. Nel 2011 gli alpini andati avanti sono stati oltre 10 mila. Non ci sono rinforzi giovani se non in misura limitata. Per questo guardiamo agli “amici”, ma anche a quanti (ragazzi e ragazze) hanno partecipato alla mini-naja e agli alpini dormienti. Noi non possiamo dare il cappello a nessuno, a noi lo ha dato lo Stato, fa parte della divisa che abbiamo indossato». Il significato di essere alpino ha poi tenuto banco con parole che per gli alpini rappresentano tutto.

Perona ha citato il Beato don Carlo Gnocchi, il cappellano degli alpini in Russia: «Siamo tornati dalla Russia perché per far bella l’Italia ci vuole il coraggio, l’amore per la terra, la sobrietà e la religiosità degli alpini, virtù tratte da tutte le guerre, da trasmettere alle giovani generazioni. E nel nome di questi morti e dispersi noi giuriamo qui di continuarle queste virtù e di perpetuarle ai nostri figli».

Non sono mancati gli interventi da parte di penne nere: una decina e non tutti in sintonia. Specie sulla figura dell’”amico”, sulla sua visibilità nell’azione alpina diversità di vedute. Perona ne farà tesoro. Per le penne nere trentine, l’incontro di ieri è stato importante: occorre aprirsi all’esterno con cautela e regole precise, con la consapevolezza che bisogna adeguarsi ai tempi. Ma Perona è sicuro: «Gli alpini non moriranno mai per quello che sono dentro».