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BOLZANO. Fermate Sasa ingombre di camion dei grossisti di bevande impegnati a scaricare i fusti e predisporre i banconi esterni con le spine della birra. Diverse piazze chiuse al transito (anche pedonale) per il montaggio delle tende dei catering e delle tribune per gli spettatori. Autobus urbani quasi a passo d’uomo giù lungo via Dante. Fuori da palazzo Campofranco, sul lato di vicolo Parrocchia, predisposto lo store dei gadget ufficiali: l’apertura è prevista per stamane. In via Einstein eretta l’ennesima antenna supplementare per non far andare in crash la rete della telefonia mobile. Intanto un ristorante pugliese di via Alessandria inventa le orecchiette tricolori, i baristi cinesi di via Sassari lanciano il gelato verde - bianco - rosso e una enoteca di corso Libertà cambia temporaneamente il nome in “Farmacia degli alpini”.
Ma lo spettacolo, quello vero, sono proprio le penne nere, già arrivate in città a centinaia. Gente tranquilla, innocua, ma pure un pochetto indisciplinata. Tre esempi: gli alpini di Serle (Brescia) si sono piazzati con la loro tenda, il girarrosto e il paiolo della polenta nei giardini sul retro del monumento alla Vittoria. Completamente ignari della pericolosità politica del sito prescelto. Le forze dell’ordine li hanno fatti sloggiare. La polizia municipale ieri ha invece bloccato i primi “trabiccoli” alpini: il primo è un motorino trasformato in sidecar, col passeggero seduto dentro una mezza botte di legno; il secondo è un Ape riadattato con cinque passeggeri a bordo, uno alla guida, mentre sul cassone stavano gli altri quattro, seduti al tavolo con tanto di sedie. Il mezzo è stato fermato e il sindaco Luigi Spagnolli nel pomeriggio ha tenuto a precisare: «Ci sarà tolleranza su molti aspetti, ma sui trabiccoli saremo intransigenti: ho dato precise disposizioni alla polizia municipale». Insomma, almeno su questo aspetto gli alpini dovranno tenere in conto l’amministrazione bolzanina. Di stile... teutonico.
Un bicchiere di rosso. Quasi impossibile intervistare gli alpini o anche solo chiedere loro il permesso per fotografarli. Perché tutti, nessuno escluso, come prima cosa rispondono con una domanda: «Lo bevi un rosso»? E se non si accetta la prendono sul personale.
Alpini ovunque. Le penne nere sono a spasso in corso Libertà, dove su un lato stanno i camion di una ditta di bevande, sull’altro lato quelli di un’altra. È tutto uno scaricare di fusti della birra. I quali fusti sono accatastati a centinaia nei magazzini delle ditte in zona. Basta farsi un giro alla Reichhalter o alla Agostini. Gli addetti alla movimentazione di banconi e fusti, trafelati, giurano: «Mai visto niente del genere».
Attendamenti. Camper sulle passeggiate di via Genova, un bilico a ponte Roma da cui si scaricano decine di materassi. Vicino al duomo, in piazza Mostra e in piazza Domenicani tende di servizio. Idem in piazza Mazzini. In piazza Tribunale abbattuti un paio di alberi. Si smonterà anche il semaforo, per erigere le tribune destinate ai Vip che assisteranno alla sfilata. In Zona i volontari della Protezione civile ieri hanno terminato di montare l’ultimo lavandino fai da te in piazzale Primo maggio, davanti alla Fercam. Dove già sostano gli alpini aostani: uno sta di vedetta alla tenda, con dentro i bottiglioni di grappa, gli altri a spasso per la città. In via Einstein arriva una jeep americana della seconda guerra mondiale, ma sul pennone garrisce la bandiera italiana e la targa è di Parma, anche se gli alpini a bordo sono di Bergamo. Aspettano che qualcuno sposti i new jersey di cemento per farli entrare nell’area attendamento accanto al bunker. Poco più in là, si va erigendo un ripetitore della Vodafone. In cielo cinque elicotteri dell’Aves: esercitazione in vista del lancio dei parà sul Druso, previsto per sabato. Qui e là, tanti cartelli di divieto di sosta con rimozione forzata.
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