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BRUNICO. «L’essere oggi a Brunico mi fa provare dei sentimenti forti. Da un lato perchè dopo qualche anno ritorniamo a celebrare nella sede del 6º Reggimento Alpini il sacrificio umano pagato dagli Alpini nella tragedia del 24 gennio 1943 a Nikolajevka, dall’altra perchè il ricordo di tutti i Caduti è un nostro dovere morale. In questo i monumenti ci aiutano e, nonostante qualche interpretazione controversa, il Monumento all’Alpino di Brunico è uno di essi, capace di ricordarci e di ricordare il valore e l’umanità degli Alpini in tutti gli scenari in cui sono stati impiegati, oggi più che mai, nelle missioni di pace e di protezione civile in ogni parte del mondo». Questo il senso delle parole con cui il Comandante delle Truppe Alpine, generale Alberto Primicerj, ha aperto ieri a Brunico la sua allocuzione ai reparti e alle autorità intervenute alla commemorazione dell’ultima grande battaglia della ritirata di Russia, di cui ieri ricorreva il 70esimo anniversario. Parole che contengono, chiarissimo, anche il messaggio con cui il Comandante delle Truppe Alpine ha voluto ribadire la posizione delle penne nere tutte per quanto riguarda il Monumento di Brunico, sempre al centro, anche di recente, di atti e di polemiche artificiose che nulla hanno a che vedere con il reale spirito alpino.
Un messaggio che, soprattutto gli Alpini di Brunico, attendenvano da tempo e che è giunto a ribadire il valore del Monumento all’Alpino come una ricchezza collettiva di tutti, indistintamente, coloro che hanno a cuore il senso dell’onore, del dovere, dell’amicizia, dell’aiuto e della fratellanza umana. In questo, il 70º anniversario della battaglia di Nikolajevka, in cui la Divisione Tridentina dando seguito al famoso comando ed esempio del generale Luigi Reverberi, “Tridentina avanti!”, ruppe l’accerchiamento russo sul Don consentendo la via di fuga e la salvezza a ciò che restava della sciagurata campagna di Russia, e di cui ieri mattina si è ripresa la celebrazione nel piazzale della caserma Lugramani di Brunico dopo qualche anno di minore evidenza, ha rappresentato un nuovo, toccante momento della memoria. Momento che ha riunito tutti nella matura consapevolezza degli errori di quel passato e nel giusto e doveroso tributo di onore e ricordo alle vittime, incolpevoli e comandate, di quegli errori che hanno segnato uno dei secoli più sanguinosi, se non il più sanguinoso in assoluto, della storia della civiltà moderna. Un ricordo interpretato da tutti gli intervenuti come contributo che, anche oggi, ciascuno indistintamente è tenuto a fornire per la crescita di una cultura della convivenza al di là di ogni possibile barriera.
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