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BOLZANO. Dieci poltrone su undici, nelle società controllate dalla Provincia, sono occupate da presidenti appartenenti al gruppo linguistico tedesco. Un’egenomia spezzata solo poche settimane fa con la nomina di Eros Magnago alla guida di Informatica Alto Adige.
Quella di Magnago è una prima assoluta: mai un italiano era salito ai vertici di una società controllata dalla Provincia autonoma.
Il tema è ritornato a galla dopo l’interrogazione presentata da Alessandro Urzì, consigliere Pdl, all’assessore Roberto Bizzo. Urzì ha chiesto chiarimenti non solo sulle posizioni apicali nelle società controllate o partecipate, ma anche sui criteri con i quali vengono fatte le assunzioni a tutti i livelli. Facendo intendere, insomma, che tra i dipendenti non ci sarebbe un rapporto equilibrato fra i vari gruppi linguistici.
Bizzo (ne riferiamo a parte) ha replicato che, in effetti, i piani alti dovrebbero essere lo specchio della consistenza dei gruppi linguistici, «ma prima di tutto le scelte vengono fatte sulla base di valutazioni di merito».
«Nessuno mette in discussione che debba essere premiato il merito - commenta Urzì - ma è paradossale che questo criterio, nella Provincia di Bolzano, produca dieci presidenze tedesche. O gli italiani sono tutti deficienti - prosegue premendo il tasto dell’ironia il consigliere del Pdl - oppure c’è un pregiudizio a monte. E’ su questo punto che si deve intervenire politicamente ed è grave che i rappresentanti italiani nella giunta provinciale non facciano nulla».
Questo, però, secondo Urzì è solamente un lato della medaglia, quel più politico. Il secondo risvolto riguarda il reclutamento del personale che lavora nelle società partecipate. Secondo Urzì c’è uno sbilanciamento su un solo gruppo linguistico ed evidentemente si riferisce a quel tedesco. Com’è noto, nelle società partecipate non si applica la proporzionale e per le assunzioni si fa riferimento alla normativa nazionale in materia di pubbliche amministrazioni.
Voglia di proporz da parte del Pdl? «Non si può ragionare con il bilancino su questi temi - commenta Alessandro Urzì - il nostro partito ha difeso la proporzionale, che tuttavia non ha risolto i problemi e ha creato rigidità, non favorendo la meritocrazia. Si abbia però il buon gusto di riconoscere a livello politico che c’è un problema di reclutamento del personale nelle società partecipate».
Urzì non è soddisfatto delle rassicurazioni di Bizzo, che sull’argomento ha detto che «si può ritenere che anche nelle realtà delle società pubbliche si stia realizzando l’equilibrio tra i gruppi linguistici»: «Una risposta vaga - replica - non ha fornito un solo elemento oggettivo che confermi quanto dice. E, soprattutto sulla questione dei vertici, ci saremmo aspettati qualcosa di più: Bizzo non può riferire che le presidenze sono tutte tedesche senza battere ciglio».
Quella di Magnago è una prima assoluta: mai un italiano era salito ai vertici di una società controllata dalla Provincia autonoma.
Il tema è ritornato a galla dopo l’interrogazione presentata da Alessandro Urzì, consigliere Pdl, all’assessore Roberto Bizzo. Urzì ha chiesto chiarimenti non solo sulle posizioni apicali nelle società controllate o partecipate, ma anche sui criteri con i quali vengono fatte le assunzioni a tutti i livelli. Facendo intendere, insomma, che tra i dipendenti non ci sarebbe un rapporto equilibrato fra i vari gruppi linguistici.
Bizzo (ne riferiamo a parte) ha replicato che, in effetti, i piani alti dovrebbero essere lo specchio della consistenza dei gruppi linguistici, «ma prima di tutto le scelte vengono fatte sulla base di valutazioni di merito».
«Nessuno mette in discussione che debba essere premiato il merito - commenta Urzì - ma è paradossale che questo criterio, nella Provincia di Bolzano, produca dieci presidenze tedesche. O gli italiani sono tutti deficienti - prosegue premendo il tasto dell’ironia il consigliere del Pdl - oppure c’è un pregiudizio a monte. E’ su questo punto che si deve intervenire politicamente ed è grave che i rappresentanti italiani nella giunta provinciale non facciano nulla».
Questo, però, secondo Urzì è solamente un lato della medaglia, quel più politico. Il secondo risvolto riguarda il reclutamento del personale che lavora nelle società partecipate. Secondo Urzì c’è uno sbilanciamento su un solo gruppo linguistico ed evidentemente si riferisce a quel tedesco. Com’è noto, nelle società partecipate non si applica la proporzionale e per le assunzioni si fa riferimento alla normativa nazionale in materia di pubbliche amministrazioni.
Voglia di proporz da parte del Pdl? «Non si può ragionare con il bilancino su questi temi - commenta Alessandro Urzì - il nostro partito ha difeso la proporzionale, che tuttavia non ha risolto i problemi e ha creato rigidità, non favorendo la meritocrazia. Si abbia però il buon gusto di riconoscere a livello politico che c’è un problema di reclutamento del personale nelle società partecipate».
Urzì non è soddisfatto delle rassicurazioni di Bizzo, che sull’argomento ha detto che «si può ritenere che anche nelle realtà delle società pubbliche si stia realizzando l’equilibrio tra i gruppi linguistici»: «Una risposta vaga - replica - non ha fornito un solo elemento oggettivo che confermi quanto dice. E, soprattutto sulla questione dei vertici, ci saremmo aspettati qualcosa di più: Bizzo non può riferire che le presidenze sono tutte tedesche senza battere ciglio».


