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BOLZANO. «Noi in gergo la chiamiamo “honey moon” luna di miele, è la fase di mezzo tra la violenza e la pace; perché l’uomo picchia poi chiede scusa, cerca di rappacificarsi con la donna e poi ricade di nuovo nella violenza. In questo meccanismo di circolo della violenza la donna fa fatica ad uscire, perché ogni volta spera in un momento bello». Così l’ispettore capo della seconda sezione della squadra mobile che combatte a Bolzano i reati contro la persona e si occupa di violenza sulle donne, il cui nome non può essere pubblicato per motivi di sicurezza: «Centocinquanta sono i casi di violenza sulle donne ogni anno sul territorio altoatesino, solo una parte di questi finiscono con ingiunzioni restrittive pesanti per i “maltrattatori” - rivela l’ispettore - nonostante ciò la donna che inizia un percorso con noi viene seguita e comunque riesce ad uscire dalla situazione. Non a caso la percentuale che ritratta è bassa perché la vittima non si sente abbandonata». Sei gli agenti che compongono la squadra, cinque uomini e una donna: «Una squadra molto affiatata. Spesso è tra di noi che parliamo e cerchiamo di decomprimere il peso dei casi con cui abbiamo a che fare, dal momento che non possiamo parlarne né in famiglia né tra amici». Un gruppo che lavora a strettissimo contatto con il pool di magistrati che si occupano della sezione “tutela della persona e della salute" del tribunale di Bolzano: «Importantissima è anche la rete civica che si è creata di associazioni e istituzioni, nata grazie a un protocollo di intesa pubblico firmato tre anni fa tra questore, sindaco, autorità giudiziaria e ci permette di costruire intorno alla persona che ha bisogno di aiuto quella rete di protezione che la aiuta a uscire da una situazione di violenza». Un esempio di questa collaborazione tra istituzioni è il Progetto Erika: «Spesso la donna vittima di violenza viene accompagnata dal suo aggressore fino al pronto soccorso, qui la donna solo pronunciando il nome "Erika" farà scattare un protocollo antiviolenza che prevede un percorso privilegiato all’interno dell’ospedale e l’arrivo sul posto la polizia e del centro antiviolenza, facilitando così la vittima». La rete dunque serve a dare sicurezza alla vittima, che deve essere aiutata nell'emergenza e seguita durante l’iter giudiziario.
Le modalità di intervento sono diverse. Su iniziativa della polizia, durante un’intervento delle volanti vengono segnalati i casi, a volte, l’intervento avviene attraverso segnalazione dell’autorità giudiziaria, oppure attraverso le associazioni. Molto importanti sono i segnali. Spesso le persone che subiscono violenza hanno piccoli ematomi, reiterati nel tempo, più difficile trovare le prove nel caso di violenza psicologica o economica. Molto efficace secondo l’ispettore è la repressione del reato sul territorio grazie agli strumenti a disposizione delle autorità: «In provincia siamo molto attrezzati abbiamo 20 alloggi protetti e molte strutture di sostegno. Inoltre in questi anni abbiamo fatto molto, le pene si sono aggravate e abbiamo anche nuovi strumenti come il permesso di soggiorno per motivi di giustizia alle donne straniere, oppure l’ammonimento del questore che anticipa la eventuale disposizione giudiziaria». Insomma le istituzioni hanno fatto molto ora tocca agli uomini.
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