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BOLZANO. Mi chiedo: “Sono il collaboratore dell’ “Alto Adige” più longevo?”.
È assai probabile, se si tiene presente che i primi disegni per il nostro giornale li ho tracciati a metà degli anni Cinquanta in inchiostro di china: riproducevano angoli caratteristici di Bolzano, piccole opere d’arte (non i pupazzi di oggi) che mi venivano stampate con un mio testo illustrativo. Da allora anche altri giornali, riviste a dozzine, qualche libro, ma sempre con l’“Alto Adige” nel cuore, perché il giornale della propria periferia è quello cui non si rinuncia mai, quello in cui si leggono le notizie della porta accanto, i cinema da vedere, procedendo negli anni i necrologi che più ci toccano. Ebbene sì, anche quelli.
Nella mia non breve vita ho ricordi precisi dei “miei” giornali. Ero bambino ed ogni domenica mio padre, quando si andava in duomo alla Messa delle 11 (quella “elegante”) mi metteva in mano i centesimi con i quali al chiosco d’inizio via della Mostra, dove c’era un porticato che le bombe hanno abbattuto, alzandomi in punta dei piedi compravo il “Corriere della Sera”, il ”Corriere dei Piccoli” e la “Provincia di Bolzano”. Sì, perché allora l’ “Alto Adige” non c’era ancora. Usciva invece,a partire dal Natale di Roma (22 aprile) del 1927 la “Provincia di Bolzano” che s’era insediata con la forza nella sede della precedente “Volkszeitung” del partito socialdemocratico sudtirolese, in via Gilm (da pronunciare con la “G” dura, cari bolzanini, perché è il cognome di un poeta austriaco: Hermann von Gilm zu Rosenegg; lo sapevate?).
La “Provincia di Bolzano” era alquanto confessionale, tant’è vero che sotto la testata appariva la scritta “organo ufficiale del fascismo altoatesino”. Cadde il fascismo, cadde la “Provincia” ma anche il ”Dolomiten”, giornali cui nel settembre del 1943 subentrò prepotentemente l’inappellabile “Bozner Tagblatt”, nazista.
E l’”Alto Adige”? Dopo la caduta del fascismo una sorta di par condicio volle che cadesse anche il giornale nazista. Le rotative della ex-“Provincia di Bolzano” ripresero pertanto a girare, ma in nome del Comitato Nazionale di Liberazione, che ripropose una testata lontana nel tempo, quella dell’“Alto Adige”, per l’appunto, che traeva definizione da un toponimo napoleonico (il “dipartimento dell’Alto Adige”) e usciva a Trento, con qualche problema, durante l’occhiuta presenza degli Asburgo.
È da allora che ci si rivolge al giornalaio chiedendo l’“Alto Adige”, con qualche variante e in mano qualche centesimo in più, prima in lire e poi in euro. C’è chi si limita così a chiedere “L’Alto”, una forma di contatto confidenziale al risparmio tra giornalaio e lettore.
Ma quando anni fa a Roma adeguandomi chiedevo il ”Corriere”, invece di quello “della Sera” mi vedevo rifilare quello “dello Sport”, che non m’interessava proprio, tanto ero lontano dalle celebrande vicende della Roma e della Lazio. Di ”Alto” invece ce n’è uno solo, ed è il nostro, che negli anni ha cambiato dimensioni, la grafia della testata, le fotografie sono diventate chiaramente leggibili ed addirittura a colori.
La tecnologia, sissignori, la tecnologia che è dilagata anche qui, e c’è da chiedersi come apparirà il giornale in futuro. Ma sempre con le notizie della porta accanto, con l’elenco dei film e dei programmi televisivi (ricordo gli anni Cinquanta, quando c’era un programma solo, in bianco e nero, prendere o lasciare), con i necrologi messi bene infila ma oggi più gradevoli, perché alleggeriti – novità dei tempi – dalle foto dei volti dei defunti. Volti di morti sorridenti quando non allegri, risalenti spesso a decenni passati; visi di ottantenni inquadrati nel lontano e spensierato giorno delle loro nozze e riciclati per il funerale. Il giornale di casa propria è un’abitudine, come la colazione del mattino, sa di inchiostro e di caffè.
Così è soprattutto per i tanti che se lo godono, molto a sbafo, la mattina al bar, disputandolo agli avventori del tavolo vicino. “Permette?” E allungano una mano per prendersi il “tuo” giornale, il “tuo” “Alto Adige”, quello che ti sei comprato in precedenza all’edicola accanto, per potertelo legger tranquillo al bar, e che hai posato sul tavolino. Signori, per favore, compratevelo. Ve lo consiglia il più longevo collaboratore del giornale.
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