BOLZANO. Trenta comuni a rischio spopolamento. La periferia si indebolisce, sempre più altoatesini si spostano nei grandi centri. Per invertire la tendenza secondo la Camera di commercio c’è un solo modo: rilanciare l’economia nei paesi puntando su artigianato, agricoltura, turismo e commercio.
 Negozi di vicinato in ogni comune, agricoltura di montagna sempre tutelata, artigianato locale presente anche in periferia, esercizi ricettivi magnete per i turisti su tutto il territorio. Per molti anni - accanto alla presenza dell’industria nei centri maggiori - è stato questo equilibrio uno dei segreti dello sviluppo economico dell’Alto Adige. Ma ora questo punto di forza rischia di sparire. L’allarme lo lancia l’istituto di ricerca economica della Camera di commercio, dopo aver elaborato i dati Istat sull’andamento futuro della popolazione.
 Il dato generale sembrerebbe non destare particolari preoccupazioni. Nei prossimi dieci anni la popolazione altoatesina aumenterà del 7%. Ma è passando al dettaglio che si scopre che qualcosa non funziona: trenta comuni, quasi un terzo dei 116 presenti in Alto Adige, perderanno abitanti. Si tratta per lo più di comuni di periferia, situati soprattutto in val Venosta ma non solo. Si trovano un po’ su tutto il territorio. Da Brennero a Ponte Gardena a nord di Bolzano, da Stelvio a Senales a ovest della provincia, da Dobbiaco a Chienes a est per finire a Termeno e Trodena nella parte più a sud. Se fa specie trovare nell’elenco paesi ricchi come quelli della val Gardena (ma in questo caso, dicono gli addetti ai lavori, il dato viene inficiato dalla presenza di molti turisti che hanno spostato la residenza pur non vivendo stabilmente in Alto Adige), il tratto comune a tutti gli altri è quello di trovarsi in posizioni geografiche non particolarmente favorevoli e di essere strutturalmente deboli.
 È su questo aspetto, dice il direttore dell’istituto di ricerca economica Oswald Lechner, che bisogna intervenire per invertire la rotta. «Se gli uffici dell’amministrazione pubblica spesso si concentrano nei centri maggiori per necessità, possiamo fare molto di più per l’economia privata. Deve essere chiara una cosa: un paese-dormitorio è destinato a sparire, solo i centri in cui c’è lavoro possono sopravvivere. Oggi la situazione è sotto controllo, ma se non si interviene in tempo corriamo il rischio di svuotare molti dei nostri paesi». Lo ribadisce anche il presidente della Camera di commercio Michl Ebner: «Dobbiamo continuare a sostenere e a rafforzare le zone periferiche dell’Alto Adige per conservarne la funzione di luogo attraente in cui lavorare e in cui vivere. In caso contrario non riusciremo a garantire al nostro territorio una crescita economica stabile anche nel lungo periodo».
 Lechner ha già in mente alcuni interventi concreti: «Innanzitutto bisogna eliminare gli svantaggi che si possono evitare. Ad esempio è fondamentale che anche in periferia ci sia il collegamento a banda larga. Poi si possono prevedere una serie di agevolazioni per promuovere le aziende che decidono di restare o che si spostano in periferia. L’agricoltura è uno dei settori in cui si possono individuare misure concrete a favore di particolari tipi di coltivazioni e attività. Stesso discorso per l’artigianato, che si presta per favorire la produzione tipica locale. Fondamentale anche mantenere il commercio di vicinato, i paesi hanno bisogno di negozi a partire dagli alimentari. Infine un aiuto ai giovani: la Provincia dovrebbe aiutare gli imprenditori che aprono nuove aziende, in particolare se lo fanno in zone strutturalmente più deboli».