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BOLZANO. «Alla Svp mancano obiettivi politici: ecco perché Durnwalder si rifiuta di partecipare alle feste per l'unità d'Italia, è solo tattica per lanciare un messaggio alla popolazione tedesca e segnalare che nel partito di raccolta c'è anche un'anima patriottica».
Così Pius Leitner, nell'intervista all'Alto Adige, rivendicando a sé la primogenitura di una presa di distanza dalle celebrazioni nazionali. «Avevo chiarito la mia posizione già alla fine del gennaio scorso e il presidente della Provincia non ha fatto altro che venirmi dietro per paura di perdere consenso», ancora il leader dei Freiheitlichen, convinto che «i partiti italiani siano troppo succubi nei confronti della Stella alpina».
«Da osservatore esterno le cerimonie in Alto Adige per i 150 anni dell'Italia unita mi sono sembrate molto fumo e poco arrosto, a parte la festa popolare nei quartieri di Bolzano. Rimango dell'idea che ognuno è libero di festeggiare chi meglio crede, anche se occorre ribadire che per noi sudtirolesi l'Italia non è la nostra nazione», sottolinea Leitner.
Ritiene giusta la presa di distanza del presidente Durnwalder da ogni forma di celebrazione per l'unità d'Italia, comprese quelle istituzionali?
«Le scelte del presidente Durnwalder non sono il frutto di convinzione, ma un preciso messaggio alla popolazione di lingua tedesca per evidenziare che nel suo partito c'è anche l'anima patriottica: una scelta tattica».
Secondo lei si tratta quindi di una decisione d'opportunismo politico, che ha finito però col ferire il gruppo italiano.
«Il punto è che dopo tutti questi anni la gente non gli crede più. Come non ricordare la sua richiesta agli elettori di lingua italiana per avere il loro voto, salvo poi buttare a mare questo consenso, per cercarne o mantenerne uno più grande numericamente nel mondo tedesco».
Ma è sicuro che non sia questa, in fondo, l'anima «primordiale» del Landeshauptmann, quello giovanile contrario alla scelta sul Pacchetto e distante anni luce dal mondo italiano?
«Sottolineo la tempistica delle prese di posizione. Già il 26 gennaio scorso i Freiheitlichen avevano chiarito come sull'unità d'Italia non ci fosse nulla da festeggiare. Intendo come popolazione sudtirolese, mentre Durnwalder è arrivato dopo, anche se riconosco che ha fatto bene, perché noi siamo una minoranza germanofona».
Una minoranza le cui prerogative sono garantite dalla Costituzione di questo Stato.
«È vero, ma l'autonomia ci è stata data, proprio perché non siamo italiani».
Autonomia dinamica, autodeterminazione, Stato indipendente. Dove vogliono andare i Freiheitlichen?
«Da anni ci battiamo per uno Stato libero: né con l'Italia, né con l'Austria, ma con tutti e tre i gruppi linguistici che abitano in Alto Adige. Riteniamo controproducenti i referendum che, ad esempio, la Südtiroler Freiheit vuole tenere in valle Aurina. Logico che lì siano in molti a pensare all'autodeterminazione, ma se la stessa domanda si fa a nella città di Bolzano il risultato sarebbe molto diverso. Ecco il motivo per cui l'autodecisione non può portare da nessuna parte».
Il vostro risultato alle ultime provinciali del 2008 - con i consensi quasi triplicati ed erosi alla Svp - è servito a cambiare i meccanismi della politica nel mondo tedesco?
«Ad onore del vero, un po' è servito a ricompattare la Stella alpina. Purtroppo le è rimasta la maggioranza assoluta in consiglio provinciale: ecco perché il nosro obiettivo per il 2013 è quello di fare scendere il partito di raccolta sotto il 50%, se ne gioverebbe l'intero sistema sociale in Alto Adige».
La Svp afferma di avere messo fine all'erosione dei consensi, coinvolgendo in primo luogo la base.
«Oggi il problema è che la Stella alpina gestisce l'autonomia realizzata, ma non hanno più ideali. Non ci sono più traguardi politici che possano coinvolgere la popolazione. Per questo è necessaria una seconda forza in consiglio provinciale che abbia obiettivi nuovi e soprattutto una linea univoca».
Dal suo punto di vista, come valuta comportamenti e posizioni dei partiti italiana sullo scacchiere della politica altoatesina?
«Noto una grande debolezza dei partiti italiani, in un sistema dove è importante avere una forza elettorale di un certo peso. Penso al Pdl che in consiglio provinciale si è diviso in tre, ma anche al Pd, partner della Svp. Ho l'impressione che il gruppo italiano sia succube di quello tedesco. La base, gli elettori dovrebbero farsi sentire di più, come avviene nel mondo tedesco».
Così Pius Leitner, nell'intervista all'Alto Adige, rivendicando a sé la primogenitura di una presa di distanza dalle celebrazioni nazionali. «Avevo chiarito la mia posizione già alla fine del gennaio scorso e il presidente della Provincia non ha fatto altro che venirmi dietro per paura di perdere consenso», ancora il leader dei Freiheitlichen, convinto che «i partiti italiani siano troppo succubi nei confronti della Stella alpina».
«Da osservatore esterno le cerimonie in Alto Adige per i 150 anni dell'Italia unita mi sono sembrate molto fumo e poco arrosto, a parte la festa popolare nei quartieri di Bolzano. Rimango dell'idea che ognuno è libero di festeggiare chi meglio crede, anche se occorre ribadire che per noi sudtirolesi l'Italia non è la nostra nazione», sottolinea Leitner.
Ritiene giusta la presa di distanza del presidente Durnwalder da ogni forma di celebrazione per l'unità d'Italia, comprese quelle istituzionali?
«Le scelte del presidente Durnwalder non sono il frutto di convinzione, ma un preciso messaggio alla popolazione di lingua tedesca per evidenziare che nel suo partito c'è anche l'anima patriottica: una scelta tattica».
Secondo lei si tratta quindi di una decisione d'opportunismo politico, che ha finito però col ferire il gruppo italiano.
«Il punto è che dopo tutti questi anni la gente non gli crede più. Come non ricordare la sua richiesta agli elettori di lingua italiana per avere il loro voto, salvo poi buttare a mare questo consenso, per cercarne o mantenerne uno più grande numericamente nel mondo tedesco».
Ma è sicuro che non sia questa, in fondo, l'anima «primordiale» del Landeshauptmann, quello giovanile contrario alla scelta sul Pacchetto e distante anni luce dal mondo italiano?
«Sottolineo la tempistica delle prese di posizione. Già il 26 gennaio scorso i Freiheitlichen avevano chiarito come sull'unità d'Italia non ci fosse nulla da festeggiare. Intendo come popolazione sudtirolese, mentre Durnwalder è arrivato dopo, anche se riconosco che ha fatto bene, perché noi siamo una minoranza germanofona».
Una minoranza le cui prerogative sono garantite dalla Costituzione di questo Stato.
«È vero, ma l'autonomia ci è stata data, proprio perché non siamo italiani».
Autonomia dinamica, autodeterminazione, Stato indipendente. Dove vogliono andare i Freiheitlichen?
«Da anni ci battiamo per uno Stato libero: né con l'Italia, né con l'Austria, ma con tutti e tre i gruppi linguistici che abitano in Alto Adige. Riteniamo controproducenti i referendum che, ad esempio, la Südtiroler Freiheit vuole tenere in valle Aurina. Logico che lì siano in molti a pensare all'autodeterminazione, ma se la stessa domanda si fa a nella città di Bolzano il risultato sarebbe molto diverso. Ecco il motivo per cui l'autodecisione non può portare da nessuna parte».
Il vostro risultato alle ultime provinciali del 2008 - con i consensi quasi triplicati ed erosi alla Svp - è servito a cambiare i meccanismi della politica nel mondo tedesco?
«Ad onore del vero, un po' è servito a ricompattare la Stella alpina. Purtroppo le è rimasta la maggioranza assoluta in consiglio provinciale: ecco perché il nosro obiettivo per il 2013 è quello di fare scendere il partito di raccolta sotto il 50%, se ne gioverebbe l'intero sistema sociale in Alto Adige».
La Svp afferma di avere messo fine all'erosione dei consensi, coinvolgendo in primo luogo la base.
«Oggi il problema è che la Stella alpina gestisce l'autonomia realizzata, ma non hanno più ideali. Non ci sono più traguardi politici che possano coinvolgere la popolazione. Per questo è necessaria una seconda forza in consiglio provinciale che abbia obiettivi nuovi e soprattutto una linea univoca».
Dal suo punto di vista, come valuta comportamenti e posizioni dei partiti italiana sullo scacchiere della politica altoatesina?
«Noto una grande debolezza dei partiti italiani, in un sistema dove è importante avere una forza elettorale di un certo peso. Penso al Pdl che in consiglio provinciale si è diviso in tre, ma anche al Pd, partner della Svp. Ho l'impressione che il gruppo italiano sia succube di quello tedesco. La base, gli elettori dovrebbero farsi sentire di più, come avviene nel mondo tedesco».
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