BOLZANO. Benedette videocamere. Perché è con questo supporto tecnologico, inserito nella più ampia cornice dei “patti per la sicurezza urbana”, che istituzioni dello Stato e del territorio (Comuni e Provincia) possiedono ora uno strumento flessibile e di inedita efficacia. «Abbiamo la copertura in 36 municipi – annuncia Vito Cusumano – e questo significa che il 56% della popolazione può contare su una sorveglianza costante nei suoi luoghi di vita e di lavoro». Ma poi il commissario del governo, con accanto le autonomie (Mussner e Caramaschi) e tutti i vertici delle forze dell'ordine, ha mostrato il senso di questo “patto”. Soprattutto dentro i risultati: sul fronte immigrazione illegale almeno il quadruplo di espulsioni con conseguenti allontanamenti verso i centri di rimpatrio, un decremento sensibile delle situazioni di emergenza o di violenza sui treni e gli altri mezzi di trasporto pubblici attraverso una intensificazione dei controlli e l'arrivo di nuovi strumenti («l’installazione di tornelli nelle stazioni e presto la dotazione di body cam, di camere portatili di ripresa per gli operatori» annuncia il prefetto), la lotta alla droga con la campagna “scuola sicura” anche negli istituti primari ("i ragazzini si accostano alle droghe leggere ormai molto precocemente" ha spiegato), gli sgomberi di edifici occupati abusivamente, l'applicazione delle normative antimafia nei confronti di una impresa che tentava di ottenere fondi pubblici entrando nel mercato in Alto Adige (si tratta di una azienda che opera nel campo delle energie sostenibili ora sottoposta ad indagine). Ma il contrasto alla criminalità e “la protezione del vivere in libertà nel rispetto delle leggi” si è esteso l'anno scorso in campi molto complessi. Ad esempio, nel monitoraggio dei cantieri delle grandi opere. Con controlli sulla sicurezza. Ma pure con 288 iscrizioni nella “white list” delle imprese sotto controllo antimafia e anticorruzione. E con 9mila certificazioni. Controlli efficaci se per una di queste società è stata adottata un’informazione interdittiva, dopo l’individuazione di tentativi di infiltrazione mafiosa, impedendo la concessione di finanziamenti pubblici e altre agevolazioni economiche. E poi le strade. «È stato un anno complicato» ha ammesso Cusumano. Ricordando la riattivazione in tempi record del ponte poco oltre la stazione di Bolzano («attuato solo grazie alla collaborazione di tutti gli enti e le istituzioni, nostre e del territorio») e il grande lavoro di informazione e pure di pressione «nei confronti di Stati esteri» in previsione e durante i continui blocchi attuati o minacciati dall'Austria al Brennero con costanti riversamenti dei problemi sulle nostre strutture viabilistiche. In sostanza, un bilancio in attivo quello presentato ieri a Palazzo Ducale. E ottenuto, come ha insistentemente chiarito il prefetto, per la felice collaborazione tra Stato e autonomie. Per questo Vito Cusumano ha voluto accanto a se le forze dell'ordine e della protezione civile (il questore Giuseppe Mangini, il comandante della Finanza Gabriele Procucci, dei carabinieri Enrico Pigozzo, della Polstrada Anna Lisa Mongiorgi e Luigi Peluso, della polizia postale, dei vigili del fuoco Florian Alber) oltre a Mussner, in rappresentanza della Provincia, e a Renzo Caramaschi. Il quale ha confermato la svolta che l'installazione delle videocamere hanno impresso al contrasto nei confronti della criminalità. «Bolzano ne ha già 130» ha annunciato. E altre sono in arrivo. Elogiando poi l'opera di prevenzione dei molti tavoli congiunti sulla sicurezza: «Mentre qualcuno costruisce le sue fortune politiche sulle urla per ogni singolo episodio anche di microcriminalità, noi tutti qui, spesso in silenzio, agiamo sulla prevenzione». Ed è questo il punto. «La sicurezza la costruiamo noi col nostro lavoro, ma anche i cittadini, chiamandoci o avvisandoci in presenza di atti criminosi e informandosi sulla possibile prevenzione» ha aggiunto il prefetto. In un patto, dal basso, per la nuova sicurezza. (p.ca.)