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BOLZANO. Lo stato di massima allerta resterà in vigore fino a lunedì, ma da oggi a Bruxelles dovrebbero riaprire sia la metropolitana che le scuole. Si torna lentamente alla normalità anche se la caccia al terrorista sopravvissuto alla strage di Parigi e ai possibili fiancheggiatori, continua. Nella capitale belga, sede delle principali istituzioni europee, vive anche una piccola comunità altoatesina i cui componenti, pur evitando le drammatizzazioni, ammettono che qualcosa, nella vita di tutti i giorni, è cambiato.
«Certo - dice Daniela Mair, 24 anni di Presule (Fiè allo Sciliar), membro della segreteria dell’eurodeputato Herbert Dorfmann - fa una certa impressione vedere polizia ovunque, e uffici, scuole, metro chiusi. Domani (oggi, ndr) comunque riapriranno. In città si può girare tranquillamente, non si avverte quella sensazione di pericolo che forse si ha, vedendo le immagini che dal Belgio arrivano in Italia: io comunque, in questi giorni, ho evitato i posti affollati».
Nonostante l’allarme terrorismo, che dal fine settimana sta bloccando il Paese, Mair continua ad essere innamorata di Bruxelles, dove è arrivata dieci mesi fa: «Mi piace l’atmosfera internazionale della capitale belga che offre una serie di opportunità sia culturali che lavorative. Mi mancano solo le montagne».
Direttore dell’Ufficio della Provincia a Bruxelles è Vesna Caminades, 47 anni bolzanina, che ammette: «Quando ho acceso la radio e ho sentito che era stato dichiarato lo stato di massima allerta, per un attimo mi sono sentita prendere dal panico e Parigi, che fino a quel momento mi era sembrata lontana, era improvvisamente vicina. In giro c’è molta polizia e questo mi dà un senso di sicurezza. La metropolitana in questi giorni è chiusa e oggi, per andare ad una riunione, ho fatto una scarpinata di mezz’ora. Mi sono resa conto che, anche non volendo, guardavo un po’ di traverso tutti coloro che mi passavano a fianco: purtroppo credo sia una reazione inevitabile quando succedono certe cose».
Dopo dieci anni trascorsi a Bruxelles, nella capitale belga la dirigente si sente a casa: «Tra coloro che lavorano all’Ue si è creata una piacevole atmosfera familiare. Che non fa sentire la nostalgia della terra d’origine».
Tra coloro che dal 18 al 22 novembre si trovavano a Bruxelles anche il bolzanino Carlo Bertorelle, in visita ad alcuni amici: «In giro c’erano molti mezzi blindati e moltissimi gendarmi. Un pattugliamento impressionante nella Grand Place, che di fatto è il centro. Ho avuto però l’impressione che i belgi fossero piuttosto scettici nei confronti dell’enfasi data alla stretta repressiva che, per quanto giustificata dagli attentati in Francia, è sembrata un’operazione di facciata, diretta soprattutto a coprire i buchi dell’intelligence». ((a.m)


