BOLZANO. Dicono che a Bolzano è tutto fermo. «Dicono male, perché tra un mese noi possiamo partire». Noi è Claudio Lucchin e il suo studio. La partenza è il polo dell'innovazione. Ingresso in via Volta. Ex Alumix. Muri che stanno cadendo a pezzi. I ricordi di Manifesta. «Questa sarà una vera riqualificazione. Non quello che succederà in via Perathoner...». Perché, architetto? «Perché sono altre le aree degradate della città. E perché è in periferia e nella zona produttiva che Bolzano soffrirà per mancanza di investimenti dei privati. In centro, a due passi dal Duomo il Comune la fa facile. Ma ci guadagnerà solo chi ci costruirà, non vedo grande interesse pubblico...». Ecco Bolzano vista dagli antipodi. Da via Roma in giù. Oltre i ponti e le rotonde. Dove sarà difficile far valere la legge 55, quella che ha attirato Benko e poi Oberrauch. Dove i terreni valgono meno ma la gente ci vive molto di più. E dove le scommesse per il futuro si giocano con più difficoltà e il Comune avrà, comunque, sempre meno soldi da spendere. Ma l'oggi è una molto estesa riqualificazione decisa quando i fondi erano a disposizione e sono stati accantonati. Ma, forse, sarà l'ultima grande opera bolzanina.

Tutti dicono partiamo ma poi si fermano. Come il polo bibliotecario. E voi?

Noi facciamo sul serio.

E dunque, cosa si aspetta?

L'ultima sentenza del Consiglio di Stato. Vi avevano ricorso i partner di ZH che sostenevano di poter proseguire gli impegni della ditta fallita.

Tempi?

E' attesa per i primi di settembre. Del tipo: se arriva il 10 noi partiamo il 15 col cantiere. E non ci si ferma più fino alla fine.

Perché così sicuri?

Perché i soldi sono stati messi da parte ai tempi dell'assessore Bizzo.

Quanti?

Circa sessanta milioni.

Gli stessi che servono per l'ex Pascoli...

Ma in quel caso devono essere tutti trovati. Sarà questo l'ostacolo. Posso immaginare che oggi e soprattutto domani sarà molto più complicato. E poi, sempre a proposito del polo dell'ex Alumix, noi possiamo contare sul pubblico nella parte centrale ma poi offriremo terreni e edifici ai privati.

Cos'è cambiato a questo proposito?

Che si farà un concorso e si costruirà solo se ci saranno ditte pronte a installarsi. Ma siccome in giro per il mondo i soldi ci sono e il polo dell'innovazione vuole avere respiro internazionale e accogliere lo straniero, penso sarà una scommessa possibile.

E dunque dove installerete il cantiere?

Nel corpo centrale. I due edifici storici, una grande testimonianza postindustriale da tutelare e risanare. E poi la palazzina all'ingresso, su via Volta. Lì dentro ci saranno bar e installazioni di accoglienza. Nelle altre costruzioni uffici e laboratori.

Bolzano aveva bisogno di questo polo?

Se vuole crescere sì. L'economia chiede innovazione. E nuovi investitori. Il polo è stato pensato per questo. Non per far guadagnare solo qualcuno...

Si riferisce al megastore in via Alto Adige?

Ecco: io lì non ci vedo un grande interesse pubblico. L'interesse è solo di chi costruirà e, forse, di chi ci andrà a vendere. Sarà un mordi e fuggi. Con in più una caterva di auto che arriveranno in centro attraverso le nuove strade di accesso, tunnel e garage. Il Comune cosa fa? Mette solo a disposizione i suoi terreni. Ma si tratta di terreni preziosissimi, forse gli ultimi che possiede di quel valore. E quando li avrà venduti, fine. Non si chiede perché Benko e gli altri ci si sono buttati?

Perché è un affare.

Appunto. Ma Bolzano ha bisogno di essere riqualificata nei suoi quartieri e nella sua zona produttiva che sta andando in malora. Le fabbriche e gli uffici si svuotano. Ma voglio vederli i privati che, anche con la legge55, si offriranno di intervenire a sud di via Roma. E qui sì c'è il vero interesse pubblico. Ma non vedo la fila...

Le piace il nuovo Monumento?

Beh, prima avevamo divorziato dalla Vittoria, adesso con quell'anello l'abbiamo sposata. Ma non basta. Una volta finita la sorpresa sarà difficile far ancora entrare la gente al museo come adesso. E' stata fatta una cosa a metà. Bisogna intervenire sul parco, farne dei percorsi, riempirlo di cose e eventi. E poi la piazza. Non vorrei che, fermandosi al museo, si perdesse un'occasione. L'ennesima.