BOLZANO. C'era una volta Villa Boscoverde. E c'è ancora, ma l'incipit favolistico è l'ideale per raccontare gli anni ruggenti di quella che fu, dal 1958 al 1968, la prima sede del Circolo Cittadino ma soprattutto il tempio cultural-mondano della Bolzano Bene. Oggi la villa che domina Gries guardandolo dall'alto in basso appena sopra la clinica Bonvicini, al numero 18 di Via Defregger, è la residenza della famiglia Telchini, ma in quei dieci favolosi anni fu il frequentatissimo ritrovo di chi - rigorosamente iscritto al neonato Circolo Cittadino - si ritrovava il pomeriggio per una partita a canasta o a bridge, per una partitella di bocce o di biliardo, per un incontro letterario ma soprattutto per una delle frequenti feste danzanti.

Tutti i fine settimana oppure nelle feste comandate: Carnevale, il Ballo delle debuttanti e altri eventi mondani. Vip ma anche tanti giovani degli ultimi anni delle scuole superiori e soprattutto universitari, dato che nelle magnifiche sale della villa nacque, assieme al Circolo Cittadino, quello degli universitari: il mitico CUC. Affidiamo il «c'era una volta» a Francesca Witzmann, fotografa bolzanina che a Villa Boscoverde è cresciuta avendoci abitato assieme alla famiglia: il padre Ferdinando, che oggi ha 92 anni, era il custode della residenza in quanto maestro giardiniere di Casa Savoia.

«Siamo arrivati a Villa Boscoverde nel 1952, quando la ricchissima Maria Teresa Magno, nobildonna veneziana di enorme patrimonio ma di incerto sangue blu, morendo lasciò la villa in eredità al principe Umberto di Savoia del quale si era invaghita dopo averlo conosciuto a un gran ballo a Palazzo Ducale. L'avvocato della Real Casa chiamò al telefono mio padre e gli chiese di gestire la villa: quattro piani con saloni e parco, bosco, eccetera.

La villa nel'54 fu assegnata a Maria Beatrice di Savoia che all'epoca aveva solo 9 anni. Passa il tempo e un gruppo di bolzanini chiede di poter utilizzare alcuni locali della grande residenza per creare un circolo per gli italiani. Come ricorda bene Waldimaro Fiorentino, storico dei Savoia, re Umberto concesse due piani, con l'idea che potessero ospitare qualche iniziativa per i bambini poveri. Invece alcuni notabili, in testa Luciano Miori, crearono un circolo frequentato soprattutto dalla Bolzano Bene, ovvero il Circolo Cittadino di cui Miori fu fondatore e primo presidente».

Come cambiò la vita della villa? Furono create strutture per il gioco delle bocce e del biliardo, sacrificando alcune serre. Ma soprattutto divenne la sede di tante feste da ballo e di una vita da club basata sul gioco delle carte e del biliardo. C'erano anche inontri con scrittori: ricordo quello con il conte Giovanni Nuvoletti che presentava il suo romanzo "Matrimonio mantovano". Il re, convinto fosse un circolo popolare, non chiedeva nemmeno l'affitto. Quali erano i Vip bolzanini? Avvocati e professionisti vari. Ricordo Bolgiani, Manfioletti, Vendruscolo, Scarafoni, Allegri, i soci fondatori, insomma.

E la famiglia Pasquali: Adriana era la vera stella delle feste da ballo, la più ammirata. Personaggi famosi? Beh, c'è un aneddoto legato nientemeno che ad Arturo Benedetti Michelangeli: il grande pianista, schivo come pochi, aveva finalmente accettato un invito a partecipare a un pomeriggio mondano. Ma, non volendo parlare con nessuno, chiese a mio padre di chiuderlo in bagno. E ci rimase a lungo. Le feste da ballo? Smoking obbligatorio per gli uomini, abito da sera per le signore. Era imbarazzante, perché arrivavano signori vestiti di elegantissimo blu e venivano respinti. C'era un controllo ferreo.

Le feste importanti erano quelle di Carnevale e quella delle debuttanti. C'era sempre l'orchestra, e nel salone almeno due-trecento persone. Gli anni più belli furono quelli animati dai giovani del CUC: suonavano sempre complessi locali formati da studenti e c'era una voglia di divertirsi che oggi non c'è più. Ma poteva entrare chiunque? Le regole del Circolo erano ferree. Bisognava essere presentati da qualcuno che fosse già socio: la domanda veniva esaminata, con tutte le referenze. Un socio poteva portare un amico al massimo per due volte, poi doveva fargli eventualmente presentare la domanda d'iscrizione. C'era anche il bar? Altroché, c'era anche il ristorante, con il famoso Angelo che cucinava e poi serviva in tavola. Per gli eventi, si ingaggiava altro personale.

Amori nati a Villa Boscoverde? Tanti, con conseguente matrimonio festeggiato proprio lì. Ma meglio non fare nomi: parecchi sono finiti male... Trasgressioni? L'unica, che comunque oggi non sarebbe una trasgressione, era quella di chi rubava un fiore nel bellissimo giardino curato da mio padre. Il quale diventava furibondo: "Chiedetemeli, i fiori, ve li taglio io anziché strapparli brutalmente!". Ma la storia come finisce? Quando Beatrice decise di vendere la villa alla famiglia Telchini, nel 1968, il Circolo Cittadino emigrò a Palazzo Campofranco e poi nell'attuale sede di Via Grappoli». Tutta un'altra storia, insomma.

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