BOLZANO. Bancarelle a rischio per il mancato rinnovo automatico della concessione dei posteggi agli ambulanti. In queste settimane c’è notevole preoccupazione all’interno della categoria. La si respira al mercato del giovedì e al mercato del sabato: «Chi ha investito rischia di trovarsi con un pugno di mosche - raccontano gli ambulanti - e chi vorrebbe investire ora non lo fa perché non ha certezze».

È proprio così, perché il rinnovo automatico ogni sei anni della concessione di occupazione suolo pubblico è stato spazzato via dalle direttive europee. La recente legge provinciale sul commercio, che allungava da 6 a 10 anni la scadenza delle licenze per tentar di correre ai ripari, dando almeno qualche anno di respiro, è stata impugnata dal governo. La conferenza Stato-Regioni ora sta trattando a livello nazionale con le associazioni di categoria, allo scopo di trovare una soluzione, ma ancora non è stato ratificato alcun accordo. E così, un fatto è certo: il valore delle bancarelle crolla perché non c’è fiducia nell’avvenire, mentre l’intero settore degli ambulanti, già in sofferenza per via della crisi economica, rischia grosso.

Com’era. Fino a pochi anni or sono, una bancarella al mercato del sabato aveva un valore che poteva anche raggiungere i 100 o 120 mila euro. Ovviamente si parla dell’intero avviamento commerciale, che però, di fatto, coincide quasi in toto con la posizione del banchetto: buon posto, buoni affari; posto scadente - anche con grande impegno - pochi affari. A essere venduta, a fine carriera o quando il titolare decideva di dedicarsi ad altro, non era chiaramente la licenza di occupazione suolo pubblico, ma veniva ceduto il ramo d’azienda: chi comprava il banchetto, assieme riceveva la licenza. Il cui rinnovo era automatico, ogni sei anni. In pratica, bastava una marca da bollo e un timbro.

Un buon investimento. «Compravi perché sapevi di poter rivendere a una cifra congrua». La quale ovviamente dipendeva molto dalla prospettiva temporale, praticamente illimitata. Ora il rinnovo non è più automatico e un po’ per questo, un po’ per la crisi, il valore di una bancarella è crollato. In piazza Vittoria pare valga poche migliaia di euro, in via Cesare Battisti poche decine di migliaia. Massimo 50 mila, si mormora nell’ambiente.

Bolkenstein. Tutto è nato per via della direttiva omonima, che spiega cosa non si può fare ma non dice come risolvere. Impone di non impedire l’accesso a nessun concorrente. Molti paletti sono già saltati: un tempo potevano aprire solo srl o aziende nominali, ora possono pure le spa; per far un esempio: se Aspiag volesse, potrebbe aprire un suo banchetto.

La direttiva stopperebbe tutto, per l’Alto Adige, a partire dal 2015, scadenza di tutte le concessioni esistenti. Sono interessati almeno 500 ambulanti dei mercati, più stand dei würstel ecc. Almeno 1000 aziende. Sollecitata dall’Unione commercio, la Provincia ha inserito nella recente legge sul commercio una proroga al 2019, prolungando il periodo di validità delle concessioni da 6 a 10 anni, per concedere almeno un po’ di respiro. Confesercenti pare non abbia apprezzato troppo la soluzione, ma comunque al momento questo poco importa: il governo ha impugnato la legge provinciale, accrescendo il grado di incertezza.

La scappatoia. La conferenza Stato-Regioni sta cercando di inventare una soluzione, supportata dalle associazioni di categoria nazionali, ma con gli autonomi che remano contro. Si cavilla sull’interpretazione della direttiva, che qualcuno vorrebbe non applicabile agli ambulanti. Soprattutto, si studiano modelli per la riassegnazione dei banchetti. L’11 giugno si terrà a Roma l’incontro forse risolutore. La strada sarebbe riassegnare i posteggi in base a una graduatoria che tenga conto degli anni di attività dell’azienda familiare nel settore, degli investimenti effettuati, della qualità del personale, dando più bonus a chi lavora come ambulante da tanto, magari da 50 o 60 anni, con serietà. Non è detto ci si riesca.

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