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BOLZANO. Vicino alla parrocchiale di Gries c'è il circolo tennis e su una parete della club house, tra una serie di fotografie in bianco e nero, c'è anche Ander Amonn. Lui e i suoi tre amici di doppio, appoggiati alla rete, con le racchette strette al petto. Sorridono, quasi che la vita non potesse finire mai, e sono tutti in bianco, come a Wimbledon. "Il mio compagno preferito? Günther Dusini, lui alto, io piccolo", diceva. Quando Amonn voleva rasserenarsi parlava di tennis. O di hockey. Ma l'hockey qualche volta lo faceva soffrire. Non ieri. Forse avrà visto, alla messa per il suo ultimo saluto, Hubert Gasser posizionarsi sulla destra della chiesa. Diceva: "Hubert pattina come un angelo". Aveva gli occhi lucidi, in tribuna, quando lo vedeva sfrecciare lungo la balaustra, imprendibile. Rolly Benvenuti invece, ieri stava al centro. Con Strohmaier. Il suo Bolzano dello scudetto. E loro : "Ciao presidente". Anche tutto questo era Ander Amonn. Passione sportiva.
E passione per il lavoro. E la famiglia. Arno, il figlio, che adesso guida le aziende, non tratteneva le lacrime: "Addio papi, sei stato un grande". E guardava i tanti volti che avrà visto cento volte citati da Amonn nel corso della sua vita. L'economia, le banche, la politica, le sue imprese. Poco prima, molto commossi, due nipoti avevano salutato il loro "Onkel Ander". Poche volte un imprenditore, nel giorno del suo ricordo, è sembrato spargere tra la gente che l'ha conosciuto una sensazione così diffusa di rispetto ma anche di dolcezza, di grazia, come solo un gentiluomo sa spargere, ma pure di dura coerenza nell'affrontare le scelte della vita e quelle del lavoro. C'era una Bolzano molto composita, nella parrocchiale. Quel tipo di ambienti che a volte si toccano, a volte no, altre volte soltanto si sfiorano oppure magari si ignorano proprio. Ma questa è stata la vita di Amonn. Che si è trovato a tenere insieme tutto: tedeschi e italiani, impresa familiare e grande industria, sport e volontariato, banche e finanza e poi la politica e le istituzioni. Per questo, nei banchi, il sindaco Spagnolli, con accanto l'assessora Pasquali, erano ad un passo da Plattner e Enrico Valentinelli, figure storiche della Cassa di Risparmio di cui Ander è stato presidente; l'ex sindaco Salghetti aveva accanto Simona Kettmeir, del Fai e della Fondazione, gli amici del tennis Giorgio Dobrilla e Trivellin precedevano di pochi metri Hubert Gasser, grande ala dell'Hc Bolzano. Oltre al sindaco non c'era la Svp ufficiale in chiesa (ricordiamo che il papà di Ander, Erich Amonn è stato uno dei padri fondatori della Stella alpina), ma, con Roland Riz che ha dovuto restare fuori città (era presente la figlia Veronika) e con Kompatscher a Roma, c'erano Gerhard Brandstätter, neo presidente Sparkasse e Toni Ebner direttore del Dolomiten. E poi molti hanno seguito le esequie successivamente al cimitero. Del mondo economico, da Stefan Pan a Marsoner, a capo della Fiera campionaria, Franz Staffler, imprenditore alberghiero, i Pellegrini, dirigenti dell'Unione commercio. E ancora Gaetano Marcon, Alberto Pasquali, Oswald Zoeggeler, Arnold Tribus. E' arrivato anche Franz Sinn, giornalista sportivo del Dolomiten che per decenni ha seguito hockey club, in tribuna accanto ad Amonn. E poi l'arte, altra passione senza fine di Ander. I titolari della galleria Goethe c'erano tutti. Ha detto Ennio Casciaro: "Da quando ci conoscevamo? Non lo so. Da sempre. In ogni mio ricordo c'è anche lui". Molte le storiche famiglie bolzanine, molte legate in qualche modo agli Amonn o per stretta parentela o per amicizia, dai von Pretz a von Walther, ai Welponer. Nessun discorso, come aveva chiesto la famiglia. Nessuna bandiera biancorossa in chiesa. Tutti hanno saputo salutarlo con discrezione, quasi a ricordare il suo tratto più evidente. Solo un applauso quando Arno ha finito di salutare "papi". Ma è stato per non commuoversi troppo.©RIPRODUZIONE RISERVATA


