BOLZANO. La scure di Tremonti - una manovra biennale da 23 miliardi di euro - potrebbe calare anche sulle casse dell’autonomia altoatesina. Il come e il quando è ancora da decifrare. Ma a rischio ci potrebbero essere anche gli aumenti dei dipendenti pubblici provinciali. Luis Durnwalder rassicura: «Possono imporre una spesa pubblica minore, ma non dirci come tagliare». In realtà a Trento la Provincia ha già prospettato ai sindacati la possibilità di bloccare gli aumenti contrattuali già definiti.
 Secondo le prime indicazioni, non ancora messe nero su bianco, le Regioni dovrebbero contribuire alla manovra anticrisi con 1,1 miliardi per il 2011 e il 1,6 miliardi per il 2012. Di questo denaro, 500 milioni dovrebbero provenire da Regioni e Province a statuto speciale.
 Uno dei punti ormai certi, è che sarà rivisto al ribasso il patto di stabilità, con un ritocco della quota dello 0,8%. Questo significa che anche la Provincia autonoma di Bolzano dovrà diminuire le spese. Dove? «In assenza di numeri, è del tutto prematuro fare ragionamenti in questo senso», ha commentato ieri il presidente Luis Durnwalder. Un’altra sforbiciata (10%) potrebbe arrivare sugli stipendi dei manager pubblici superiori a 75.000 euro.
 Tremonti ha già fatto capire che potrebbe far scattare il blocco dell’aumento degli stipendi dei dipendenti statali. Un provvedimento che, in teoria, potrebbe interessare anche i dipendenti provinciali: dipende dalla forma che avrà il testo. Aspetto non secondario in Alto Adige visto che proprio in questi mesi si sta discutendo il rinnovo per la parte economica. Di recente i sindacati hanno respinto la proposta di un aumento, per il 2009, dell’1%.
 Luis Durnwalder, da questo punto di vista, si sente al riparo da sorprese: «Lo Stato può chiederci di spendere meno, ad esempio ritoccando il patto di stabilità, ma non può dirci come spendere i soldi: i tagli sulle singole voci può deciderli solo la Provincia autonoma». Perplesso anche l’assessore provinciale alle finanze, Roberto Bizzo. Che però aggiunge: «Certo, se ci fossero delle norme a carattere nazionale, non potremmo che prenderne atto».
 In Trentino si sentono meno sicuri, tanto che nei giorni scorsi c’è stato un incontro tra l’assessore provinciale al personale e agli enti locali, Mauro Gilmozzi, e i sindacati: «Se l’impianto della norma sarà quello di un blocco della contrattazione di tutto il pubblico impiego - ha commentato Gilmozzi - la Provincia difficilmente potrà sottrarsi». I sindacati l’hanno preso sul serio, tanto da chiedere (inutilmente) una chiusura della trattativa prima dell’entrata in vigore del decreto firmato dal ministro Tremonti.
 «Un’ipotesi che, sino ad oggi, non è mai circolata e che, per le norme che regolano le finanze in Alto Adige, mi sembra improbabile - ha detto invece Toni Serafini, segretario provinciale della Uil - tuttavia se la voce c’è, va verificata». «Nei giorni scorsi - prosegue Serafini - sono stato a Roma e neppure il blocco dell’aumento per gli statali è così scontato come qualcuno ha detto: di scritto non c’è ancora nulla». Serafini poi si scaglia contro il governo di Roma, «che per due anni ci ha raccontato che la crisi non c’è e oggi interviene con una manovra da 23 miliardi. Non possono sempre pagare i soliti noti - conclude il segretario Uil - e non voglio neppure pensare all’idea di un blocco dei contratti provinciali». (g.f.p.)

© RIPRODUZIONE RISERVATA