Il caso

Andriollo: «Anche il Comune deve contare nel Museion»

Il vicesegretario del Pd: «Temo che qualcuno immagini un ridimensionamento del museo, ma è oggi un acceleratore che Bolzano non può perdere»



BOLZANO. «Non è il momento di ridurre l'impegno su Museion, ma di investire ancora di più». Più dei 4,5 milioni l'anno che già ci sono? «La questione non è il quanto, ma il come. Oggi è un generatore di visione, non serve indebolirlo. Ma occorre una programmazione più audace. Curatori più dentro il sistema». Poi Juri Andriollo affonda: «È arrivato il momento di attribuire alla città di Bolzano un ruolo pieno nel cda del museo di arte contemporanea, con connessione tra istituzione e sviluppo urbano».

Andriollo, già candidato sindaco del centrosinistra e ora ai vertici del Pd come vice, legge la polemica di Christian Bianchi sulla sconnessione tra investimenti e risultati del Museion - non solo economici - e rilancia: non meno ma più. Ma il più deve avere uno scarto.In qualche modo lo coglie anche Antonio Lampis, direttore del dipartimento Cultura italiana, che non risparmia le critiche: «Non si possono negare i problemi: una governance e una comunicazione sballata, mostre deboli, pensate più per i colleghi che per il pubblico realisticamente raggiungibile a Bolzano, lo sbigliettamento sotto le ragionevoli attese». E ancora: «Può migliore l'attività museale ma non deve muoversi solo sotto forma di animazione giovanile». Poi, a distanza da Andriollo, Lampis concorda: «L'assenza del Comune è una debolezza oggettiva».

Insomma, al di là delle polemiche strumentali, nessuno mette in dubbio la funzione («abbiamo bisogno del suo sguardo critico» ha detto sempre all'Alto Adige Philipp Achammer), ma si attende una governance più efficace, meno autoreferenziale («c'è solo arte concettuale») e una maggiore capacità attrattiva rispetto al pubblico, non solo bolzanino. L'assessore Bianchi ha riaperto la polemica sul Museion così: «Molti contributi pubblici, ma pochi visitatori privati, così non può andare avanti, occorre ripensare la sua missione».Da qui riparte Juri Andriollo.

Ha sentito Christian Bianchi, vicesegretario?
Pericoloso un sospetto: che qualcuno immagini un ridimensionamento di Museion. Si rischia un cortocircuito a danno di tutta la traiettoria creativa cittadina. Oggi è comunque l'acceleratore che anche Bolzano non può permettersi di frenare o di rallentare.

E dunque, bene così?

Oggi è certo un generatore di visione ma gli serve un salto in avanti.

Del tipo?

Una programmazione più audace, ma soprattutto una strategia che non è solo estetica, ma pienamente e modernamente economica. Ma non come mi è parso di capire da altri interventi.

Moderna come?

I musei che operano come catalizzatori culturali generano indotto, turismo qualificato, nuove professioni creative. Ridurre questo potenziale sarebbe un errore strategico. Ma qui c'è un nodo fondamentale. Il Comune.

Cioè Bolzano?

Se vogliamo un Museion realmente rappresentativo, è arrivato il momento di attribuire finalmente alla città un ruolo pieno nel cda della Fondazione. Una presenza forte e strutturata garantirebbe visione politica, responsabilità condivisa e un allineamento strategico tra istituzione e sviluppo urbano. La città possiede riconoscimento internazionale e ambizione, non è il tempo di tagliare ma di rilanciare.

Attraverso quali direttrici?
La prima è una governance di Museion all'altezza di questa visione. P.CA.













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