ROVERETO. Il professor Maurizio Righetti, ingegnere dell’Università di Bolzano, è l’autore della consulenza tecnica che ha contribuito a riaprire l’attenzione giudiziaria sugli annegamenti avvenuti nel lago di Garda nel 2024. Proprio le sue simulazioni sull’effetto “vortice”, legato alla differenza di densità tra l’acqua fredda del torrente Varone e quella più calda del lago, sono state depositate agli atti nell’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.
 

La giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rovereto, Consuelo Pasquali, ha infatti rigettato la richiesta di archiviazione e disposto ulteriori indagini per chiarire quale sia l’ufficio della Provincia di Trento competente per la gestione e la sicurezza delle acque nel tratto interessato. È lo stesso punto in cui, il 16 luglio 2024, annegarono Hanna Shabratska, 52 anni, e il figlio Oleskii Shabratskyi, 17 anni, e dove, il 12 agosto 2024, perse la vita Tarandeep Singh, 27 anni, dopo essersi tuffato per soccorrere un bambino in difficoltà.
 

Alla richiesta di archiviazione, presentata dalla Procura per il primo episodio ritenendo i fatti non costituenti reato, si è opposto il compagno di Hanna Shabratska, assistito dall’avvocato bolzanino Federico Fava. A sostegno dell’opposizione è stata prodotta la consulenza del professor Righetti, che descrive un fenomeno fisico in grado di trascinare sott’acqua anche bagnanti esperti, rendendo particolarmente insidioso il punto di immissione del torrente nel lago.
 

La giudice ha ritenuto necessari ulteriori approfondimenti anche alla luce del fatto che il divieto di balneazione nell’area è stato istituito solo sette mesi dopo i decessi. Le nuove indagini dovranno fare luce su competenze, responsabilità e misure di sicurezza adottate prima e dopo gli episodi, per chiarire se vi siano profili di rilievo penale legati alla gestione di uno dei tratti più frequentati del lago di Garda.