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BOLZANO. Se uno studente (Armin Unterhauser, il loro rappresentante) si alza, in mezzo agli ermellini dei rettori , e dice: «Sarebbe bene che i politici si interessassero di più a trovarci sbocchi professionali certi e un po' meno alla madrelingua dei membri del nostro cda», vuol dire che alla Lub sta cambiando qualcosa. Anzi. Che molto è già cambiato. Se poi parla il rettore e spiega lo stretto rapporto tra libertà e responsabilità, tra l'indipendenza accademica delle facoltà e la compatibilità anche economica degli obiettivi, allora si comincia a capire perché la piccola Lub sta diventando grande.
«Siamo l'ateneo più capace di far laureare gli studenti dentro i tempi dei corsi regolari», aggiunge Walter Lorenz. E anche Konrad Bergmeister, il presidente, non manca di ricordare che proprio l'università di Bolzano è stata classificata come il migliore tra gli atenei italiani non statali sotto i cinquemila studenti.
La Lub, in sostanza sta facendo del "piccolo" una grande qualità didattica, del territoriale una nuova capacità di intercettare i bisogni del mercato del lavoro modulando i percorsi e , infine, della nostra collocazione geografica il suo pass per l'Europa della globalizzazione visto la specificità trilingue dei suoi corsi che la pone in una posizione di avanguardia.
Quelli che dovevano essere dei limiti stanno diventando delle risorse. E sta formandosi a Bolzano un nuovo pragmatismo accademico, fatto di sostanza più che di manifesti.
E' questo, forse, il messaggio più indicativo emerso ieri, tra le pieghe cerimoniali dell'inaugurazione dell'anno accademico.
Con ospiti illustri. In primis Stefano Paleari , rettore a Bergamo e presidente della conferenza italiana dei rettori. E poi il prorettore di Trento, quello di Udine. Ancora, assente Kompatscher impegnato a Roma, il prefetto Margiacchi, il procuratore Rispoli, i vertici delle forze dell'ordine, l'assessore Tommasini e Durnwalder, il fondatore. «Bolzano è un interessante esperimento - ha detto a microfoni spenti Paleari - perchè non è statale ma non è neppure privata. Ed ha un particolare rapporto col territorio. Qui possono nascere nuove soluzioni». Quelle recenti le spiega Konrad Bergmeister.
Presidente, il primo problema della Lub è sempre stato quello di mettere in chiaro i rapporti con la Provincia, vero presidente?
E questo è stato il lavoro degli ultimi anni. Chiarire i rispettivi ambiti. A lavoro concluso l'università ha due paletti su cui contare per sentirsi sul serio libera. Il primo è il piano triennale elaborato al tavolo con la Provincia.
Impegnativo?
Sì. Ma ci assicura l'autonomia. E' un vero contratto in cui la Lub si impegna a perseguire obiettivi decisi in autonomia ma ad assumersi nel contempo le sue responsabilità economiche. E poi l'Euregio della cultura. Noi siamo i motori. E non rispondiamo solo a Bolzano ma anche a Trento e a Innsbruck.
Cosa significa?
Che sale il livello dei nostri rapporti. Che non è più solo provinciale.
La Lub ha dovuto cambiare molto per questo?
Abbiamo ristrutturato tutta la governance. Le facoltà concordano i programmi di cui devono poi rispettare le compatibilità. E tutto ruota intorno a un "parlamentino" in cui rettorato, presidi e amministrazione hanno un tavolo di confronto sempre aperto. Senza compartimenti stagni e in assoluta trasparenza.
Risultati?
Che siamo più forti strutturalmente dopo gli anni di assestamento. E che siamo riusciti ad accentuare la nostra offerta di qualità. L'insegnamento bilingue e l'attestato di trilinguità sono una caratteristica assolutamente inedita nel panorama europeo e mondiale.".
E gli studenti?
Studiano, immagino. Perchè i corsi sono impegnativi. Ma sono aumentati del 23 %. E gli aumenti sono in tutte le facoltà. Stiamo viaggiando.
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