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BOLZANO. «Purtroppo finora nessuno ha risposto all’appello lanciato dalla polizia: il bimbo, trovato dagli agenti della Polfer sul pianale di una bisarca, ferma alla stazione del Brennero, sembra essere solo al mondo. Noi però non ci arrendiamo, nella convinzione che con lui ci fosse la mamma o almeno una conoscente visto che accanto al piccolo c’era uno zainetto con alcuni indumenti femminili». Antonella Fava, procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minorenni, sta seguendo con attenzione e grande sensibilità il dramma di Anthony, cinque anni, originario della Sierra Leone, che ha rischiato di morire di freddo in una gelida mattina di novembre su una bisarca, caricata su un treno merci, partito lunedì mattina da Verona, diretto al Brennero con una sola fermata tecnica a Prato Isarco. La storia del piccolo ha commosso molte persone che si sono rivolte anche al nostro giornale per dare la disponibilità ad ospitarlo.
«Ho parlato - spiega Fava - con la pediatra dell’ospedale: il bimbo, arrivato in stato di ipotermia, adesso sta bene. È vivo per miracolo. Nelle prossime ore verrà dimesso».
E adesso cosa succederà?
«La speranza è che la mamma o qualche parente si faccia vivo. Non è possibile che un bimbo di cinque anni fosse lì da solo. L’impressione è che sia in Italia già da qualche tempo».
Da cosa lo deducete?
«Sa alcune parole di inglese, però sembra capire anche l’italiano. Pare, da quel poco che dice, ma non è certo, che abbia una sorellina».
L’augurio di tutti coloro che stanno seguendo questa triste vicenda è che prima o poi arrivi la mamma, ma se così non fosse: chi si curerà di Anthony?
«Nelle prossime ore chiederò al Tribunale dei minorenni che, accertato lo stato di abbandono, si dia il via alle procedure di adottabilità. È un atto necessario alla tutela del minore».
Che vi consente di fare cosa?
«È la condizione indispensabile per nominare un tutore e darlo subito in affido ad una famiglia, evitando il passaggio in Istituto che sarebbe un ulteriore trauma».
Più persone si sono dette disponibili ad accoglierlo.
«Mi fa molto piacere, ma l’affido di un bambino è una cosa molto delicata. C’è un elenco di famiglie affidatarie, ovvero che già a suo tempo hanno dato la loro disponibilità e sono state valutate dalle assistenti sociali che hanno accertato avere le caratteristiche per accogliere temporaneamente minori soli o con genitori che non hanno la possibilità di seguirli».
Già individuata la famiglia?
«Sì, è già stata contattata dalle assistenti sociale».
I tempi perché si arrivi all’eventuale dichiarazione di adottabilità da parte del Tribunale?
«Possono essere veloci se non si trovano i familiari; in questo caso è meglio andare piano».
Quanti sono i minori arrivati in Alto Adige nell’ultimo anno?
«Nel 2016 circa 350, in media tra i 14 e i 17 anni. Negli ultimi mesi sono calati; nel fine settimana però sono arrivati tre africani. Uno è ospitato al Lemayr, per gli altri due si è cercata una sistemazione a Padova. Nonostante in Alto Adige si siano creati nuovi posti, non bastan mai».
«Ho parlato - spiega Fava - con la pediatra dell’ospedale: il bimbo, arrivato in stato di ipotermia, adesso sta bene. È vivo per miracolo. Nelle prossime ore verrà dimesso».
E adesso cosa succederà?
«La speranza è che la mamma o qualche parente si faccia vivo. Non è possibile che un bimbo di cinque anni fosse lì da solo. L’impressione è che sia in Italia già da qualche tempo».
Da cosa lo deducete?
«Sa alcune parole di inglese, però sembra capire anche l’italiano. Pare, da quel poco che dice, ma non è certo, che abbia una sorellina».
L’augurio di tutti coloro che stanno seguendo questa triste vicenda è che prima o poi arrivi la mamma, ma se così non fosse: chi si curerà di Anthony?
«Nelle prossime ore chiederò al Tribunale dei minorenni che, accertato lo stato di abbandono, si dia il via alle procedure di adottabilità. È un atto necessario alla tutela del minore».
Che vi consente di fare cosa?
«È la condizione indispensabile per nominare un tutore e darlo subito in affido ad una famiglia, evitando il passaggio in Istituto che sarebbe un ulteriore trauma».
Più persone si sono dette disponibili ad accoglierlo.
«Mi fa molto piacere, ma l’affido di un bambino è una cosa molto delicata. C’è un elenco di famiglie affidatarie, ovvero che già a suo tempo hanno dato la loro disponibilità e sono state valutate dalle assistenti sociali che hanno accertato avere le caratteristiche per accogliere temporaneamente minori soli o con genitori che non hanno la possibilità di seguirli».
Già individuata la famiglia?
«Sì, è già stata contattata dalle assistenti sociale».
I tempi perché si arrivi all’eventuale dichiarazione di adottabilità da parte del Tribunale?
«Possono essere veloci se non si trovano i familiari; in questo caso è meglio andare piano».
Quanti sono i minori arrivati in Alto Adige nell’ultimo anno?
«Nel 2016 circa 350, in media tra i 14 e i 17 anni. Negli ultimi mesi sono calati; nel fine settimana però sono arrivati tre africani. Uno è ospitato al Lemayr, per gli altri due si è cercata una sistemazione a Padova. Nonostante in Alto Adige si siano creati nuovi posti, non bastan mai».


