BOLZANO. Fatti gravi. Così una lettera aperta di alcuni studenti dell’istituto per le professioni sociali “Levinas” di Oltrisarco inviata al nostro giornale, definisce le tre giornate di esame sostenute la scorsa settimana.

L’esame è quello per ottenere la qualifica di Osa (operatora socio assistenziale) e le tre giornate sono quelle dedicate alla prova pratica, quella per verificare la competenza dell’esaminato nel trattamento fisico del paziente.

Il test dura circa tre ore, in cui l’operatore si occupa dell’igiene totale del paziente: lo spoglia, lo lava a fondo, applica le pomate varie se necessario e lo riveste, poi lo solleva per metterlo a sedere su una sedia a rotelle. «Ci siamo ritrovati ad essere testimoni di situazioni che si scontrano con quello che ci avevano insegnato riguardo all’etica professionale, l’unicità della persona e il rispetto della dignità», scrivono i firmatari (Elisabetta Aloi, Caterina Foti, Debora Bettini, Tiziana Cascone, Kirenia Franco, Rosanna Masciari e Daniela Brusco).

Il motivo della protesta sarebbe proprio la presenza del paziente in carne ed ossa, «novantenni per lo più dementi gravissimi - spiega la lettera - con gravi patologie come il diabete e l’ipertensione, trattati come “cavie” d’esame, mentre nell’istituto gemello, ma di lingua tedesca, lo stesso esame, col quale si ottiene la stessa qualifica professionale, si svolge con dei manichini»... (l’articolo integrale nell’Alto Adige in edicola)

 

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