BRESSANONE. Una giornata per approfondire e scoprire con i propri occhi il mondo musulmano della nostra città, dividendosi fra il mondo pachistano e quello arabo. Così, sabato pomeriggio i cittadini brissinesi di religione islamica si sono presentati in una sorta di giornata delle porte aperte, dando a chiunque la possibilità di visitare i due centri di preghiera in città. Abdeslam Termassi dell’associazione “Al Amana” per il mondo arabo e Jamil Cheema dell’associazione “Islamic Center” per la parte pachistana, dalle 14 alle 17 hanno aperto i loro centri di preghiera alla cittadinanza, rispettivamente presso la biblioteca parrocchiale di Millan oramai in disuso da anni e la sala di culto all’edificio Syncom in zona industriale.

«Le comunità islamiche hanno voluto organizzare per la prima volta questa iniziativa - spiegano Termassi e Cheema - così da far capire alla gente che ancora non conosce la nostra realtà, chi siamo e come lavoriamo. L’obiettivo è creare un incontro per avere informazioni sui valori della religione islamica e un momento di incontro fra brissinesi di credi diversi».

Un occasione questa, nata anche per sottolineare come i due responsabili dei centri di preghiera brissinesi si dissocino completamente da ogni azione di terrorismo e da quei musulmani che professano le loro stragi in nome dell'Islam. Non si tratta solo di sale dedicate alle preghiera in quanto tale, al contrario qui vengono insegnati il corretto valore dell'Islam, viene spiegato il Corano, si imparano le lingue e si coglie l'occasione per fare festa in occasione del Ramadam e delle feste comandate. «Nella nostra sala di Millan attiva da 5 anni trovano posto circa 150 persone al piano superiore ed un'altra cinquantina in quello sottostante - sottolinea Abdeslam Termassi dell’associazione “Al Amana” - ma non è sempre così, questi numeri li raccogliamo solo poche volte all'anno per le grandi occasioni. Mediamente ogni venerdì non siamo più di 90 persone, mentre per le preghiera giornaliere saranno forse una ventina i fedeli che riescono a ritagliarsi del tempo dal lavoro e dalla famiglia per venire qui a pregare, ognuno fa come può».

Situazione analoga, nella sede dell’associazione “Islamic Center” di Jamil Cheema, attiva da soli 6 mesi e dove lo spazio è più ridotto e, settimanalmente nella preghiera del venerdì, arrivano circa dalle 40 alle 60 persone. Ma perchè aprire due centri di preghiera distinti nella stessa città? I due gruppi di musulmani non hanno solo una mentalità differente, ma hanno una lingua diversa e diverse tradizioni. Questo il motivo per cui il Comune ha appoggiato l’apertura della seconda sede.