BOLZANO. Aperture domenicali, nel capoluogo altoatesino si rischia il Far West, perché fra legge provinciale che frena ma è ancora priva di regolamento di attuazione e il decreto liberalizzazioni del governo che dà piena libertà ma ancora non è legge, i Comuni non sanno a che santo votarsi. Ossia, se qualcuno dovesse decidere di tenere aperto, e più di qualcuno già lo sta facendo, come Zara Home sotto i Portici, il municipio non saprebbe come regolarsi: sanzionare, sottacere, fare finta di niente? L’allarme viene lanciato dall’Unione commercio, nella persona del vicepresidente Dado Duzzi che teme la concorrenza delle grandi catene, per le quali sarebbe assai più semplice tenere aperto anche alla domenica; la conferma arriva dal vicesindaco nonché assessore alle attività economiche Klaus Ladinser. «Non sappiamo come muoverci». Ora Ladinser chiede un incontro urgente all’assessore provinciale al commercio Thomas Widmann. «Dobbiamo trovare il modo di risolvere la questione, per quanto mi riguarda la domenica si dovrebbe tenere chiuso».
E invece qualcuno sta cominciando a tenere aperto, basandosi sul decreto liberalizzazioni di Monti. Qualche negozio cinese, qualche supermercato, addirittura qualche noto negozio sotto i Portici. Domenica scorsa erano quattro. Nell’ambiente dei commercianti gira voce, non confermata, che Poli e Despar ci stiano seriamente pensando.
«Nel novembre 2011 - chiarisce Dado Duzzi - la Provincia ha varato la sua norma, che permette l’apertura domenicale ma a certe condizioni: nei periodi di alta stagione nelle zone a forte vocazione turistica, come Merano o la Gardena. Bolzano è esclusa. Poi a dicembre Monti ha decretato la libertà di apertura 365 giorni l’anno, impugnando poi la legge provinciale. Ora, in attesa che la Corte costituzionale si esprima al riguardo, non è che possiamo stare fermi a guardare. Molti punti vendita hanno cominciato a tenere aperto, e i Comuni, specie Bolzano, non sanno come muoversi, perché manca lo strumento di base, ossia il regolamento di attuazione della legge provinciale, che dovrebbe indicare quando e chi può tenere aperto, ma che non è mai stato varato dalla giunta». Bisogna che la Provincia si muova, sostiene Duzzi. «Anche perché non è detto che il governo vinca il ricorso». E ora, in questa fase di sostanziale vacatio legis, nessuno è in grado di sanzionare chi tenga aperto. Motivo per cui, più di qualcuno ci sta pensando. O lo sta proprio facendo.
«Da troppi mesi non abbiamo una linea da seguire - ammette Ladinser - ora cercherò di attivarmi con l’assessore Widmann per trovare una soluzione, anche se la legge è chiara, dobbiamo avere un regolamento provinciale».
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