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EGNA. Anno da dimenticare, il 2014, per quanto riguarda tutte le attività legate all’agricoltura. E così, mentre i frutticoltori piangono e i viticoltori si disperano, altrettanto fanno anche i 3.137 apicoltori altoatesini. Secondo Andreas Platzer, istruttore provinciale di apicoltura dell’Istituto sperimentale di Laimburg - la produzione di miele di quest’anno ha registrato un calo del 90% rispetto alla media prodotta negli ultimi 10 anni che si era assestata sui 20 kg per arnia.
«Molti nostri apicoltori – dice Platzer – che sono riuniti nell’Associazione Apicoltori, quest’anno non hanno neppure smielato; molti altri si sono accontentati di 3 kg per arnia. E’ stato un disastro. Tutta colpa del brutto tempo, delle temperature basse anche durante l’estate e della carenza di sole. Lo si poteva notare: non appena un raggio di sole bucava le nuvole, le popolazioni degli alveari si scatenavano e le api uscivano in cerca di fiori».
Addirittura, per Raffaele Cirone, presidente della Federazione Apicoltori Italiani, il 2014 sarà ricordato come la peggior annata apistica degli ultimi 50 anni. Anche lo scorso anno è risultato negativo per i proprietari di api, a causa delle numerose giornate di vento e della pioggia abbondante nel periodo primaverile.
«La produzione media delle 40 mila arnie presenti in Alto Adige – spiega Platzer – nel 2013 è stata di 10 kg e si pensava di aver toccato il fondo. Poi però peggio dello scorso anno è risultato il 2014».
Ma la catastrofe non è ancora finita perché sarà da valutare, in primavera, la moria di api provocata dalla Varroa Destructor, un acaro che si insedia sul dorso dell’insetto e a lungo andare lo rende debole portandolo alla morte.
«Questo parassita dell’alveare - prosegue Platzer - è più virulento e provoca maggiori vittime nelle annate di scarso raccolto di miele». L’apicoltore però, che ama l’ambiente e la natura, non si scoraggia più. Ora lascerà riposare le famiglie, fornirà loro il necessario nutrimento per superare la brutta stagione ed essere pronte al primo sole di fine inverno. In Alto Adige sono 3.137 gli apicoltori, di cui 365 donne.
«In questi ultimi anni si è registrato un sensibile aumento delle apicoltrici e si è abbassata l’età media di coloro che curano gli alveari. Insomma ora tanti giovani si dedicano alle api».
Le arnie sul territorio altoatesino sono circa 40 mila e ogni apicoltore possiede in media 11 famiglie. Il numero poi dei giovani apicoltori aumenta in Alto Adige di 100 unità all’anno: è cresciuto in quest’ultimo decennio da quando la Provincia, dal 2006, ha istituito dei corsi di formazione della durata di 90 ore, con visite guidate agli alveari e naturalmente prove pratiche di allevamento delle api. I corsi vengono svolti nei vari distretti altoatesini: a Castelvecchio per la zona della Bassa Atesina, a Varna per la val d’Isarco, a Corces per la val Venosta e a Teodone per la Val Pusteria e Badia.
È stata inoltre diffusa una brochure in lingua tedesca ed ora tradotta anche in italiano sulle varie tematiche dell’apicoltura, sull’associazione e sui servizi che fornisce. È uno strumento utile per sensibilizzare gli appassionati di api e invogliare soprattutto molti giovani a frequentare il corso di formazione.


