BOLZANO. La direzione generale dell’Asl ieri ha convocato i primari, per illustrare il provvedimento del Garante della privacy a tutela dei dati sensibili come sono quelli alla salute. Nella riunione sono emerse tutte le preoccupazioni dei medici che si troveranno a fare diagnosi e prescrivere cure andando alla cieca, ovvero senza conoscere o conoscendo solo una parte della storia clinica di un paziente, dal momento che le nuove disposizioni consentono di non autorizzare la creazione di un dossier clinico oppure di rendere visibile al medico una parte, nascondendone un’altra. Tutto questo calato in un sistema sanitario come quello altoatesino in cui si dicono vi siano oltre 200 sistemi informatici.
«È giusto garantire la privacy - ammette Antonio Triani, pneumologo delegato dell’Anaao - ma il nostro appello ai cittadini è di autorizzare l’accesso anche ai dati clinici precedenti. Siamo preoccupati perché, non avendo conoscenza della storia sanitaria di una persona, rischiamo ad esempio di chiedere la ripetizioni di esami. Si rischia di portare in sala operatoria, senza prendere tutte le precauzioni del caso, persone che hanno chiesto e ottenuto di oscurare patologie importanti come ad esempio Hiv e tubercolosi».
Un altro aspetto emerso nella riunione di ieri è quello dei precedenti. «Finora capitava che, davanti a casi particolari, si andasse a vedere come si era curato e come aveva risposto un certo paziente con una determinata patologia. Adesso non è più possibile. Se non c’è l’autorizzazione, il medico può vedere solo i dati del paziente che ha in cura in quel momento, non può rivedere casi simili trattati tempo prima».
Poi c’è il discorso delle consulenze.
«Attualmente, io vado all’ospedale di Merano a fare delle consulenze, ad esempio si esaminano assieme ai colleghi lastre sulle quali si hanno dei dubbi. Anche questo non si potrà più fare. E non sarà più possibile neppure portare ad un congresso scientifico casi clinici particolarmente interessanti: tutto coperto dal segreto».
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