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FIRMA L'APPELLO
BOLZANO. Il vescovo Golser raccoglie una benedizione trasversale dalla politica. Dalla Klotz a Seppi, in linea di principio si dicono tutti d’accordo con l’appello del vescovo dalla pagine del nostro giornale a lavorare per la convivenza. Non c’è da stupirsi: strizzare l’occhio alla Chiesa è una vecchia abitudine della politica. Facendo scivolare sul piano concreto il tema, le interpretazioni arrivano a toccare gli antipodi.
La cultura ha uno sguardo diverso e ritiene che la convivenza sia più avanti di quanto non dica la politica stessa: «Non voglio fare la retorica dei mistilingui, ma credo siano la manifestazione concreta di come la convivenza sia già vissuta quotidianamente - commenta lo storico Carlo Romeo - penso che le parole del vescovo siano rivolte soprattutto alla politica, che tende a strumentalizzare divisioni che nella realtà non sono così marcate. Oggi ci sono altre sfide da affrontare: la crisi economica, le nuove povertà, l’immigrazione. Sul piano del dialogo il mondo culturale è un passo più avanti: c’è scambio ed esistono molte associazioni interetniche». «Parlando di convivenza - conferma Marco Bernardi, direttore del Teatro stabile - credo che il mondo culturale sia un po’ più avanti: un artista è curioso di natura e deve avere una visione a 360 gradi. Piuttosto, il vero problema è quello del bilinguismo: la conoscenza della lingua dell’altro gruppo è ancora a livelli bassi».
«Il vescovo è una persona equilibrata e intelligente - apre la carrellata di interventi dei politici Luis Durnwalder - le sue parole corrispondono alla politica sociale che ha il nostro programma di coalizione: la pace tra i gruppi linguistici e il reciproco rispetto delle culture. Se andiamo avanti così, raggiungeremo il risultato».
«Il vescovo si è dimostrato più volte maestro di convivenza - ha detto Antonio Frena, segretario Pd - facendo storcere il naso anche alla destra nazionalista tedesca. Da parte nostra, ci siamo messi in gioco con il patto di buon governo in giunta provinciale. E a Bressanone avremo una lista con nomi di entrambi i gruppi».
«Mi fa piacere che la Chiesa sia uscita allo scoperto - ha detto il parlamentare Pdl Giorgio Holzmann - sono parole di buon senso, soprattutto per una politica che ultimamente ha preso derive estremiste. Da tempo sostengo la necessità di un maggior dialogo ed è per questo che guardo alla Svp, non tanto come partito, quanto come principale rappresentante di quel mondo tedesco con il quale voglio parlare». «Questo vescovo ha dato un’impronta chiara sin dall’inizio del suo mandato - ha detto la deputata Pd Luisa Gnecchi - l’ho visto al Teatro Cristallo in occasione della giornata dei migranti: è rimasto tutto il giorno in mezzo alla gente, molto, molto più di una presenza simbolica. Abbiamo bisogno di queste voci autorevoli. Per noi del Pd la convivenza è sempre all’ordine del giorno. Come? Non rispondendo, ad esempio, alle provocazioni nazionaliste della destra tedesca e italiana».
«Il vescovo, che conosce molto bene la situazione sudtirolese, ha voluto fare un richiamo ai principi di giustizia e uguaglianza - ha commentato Eva Klotz, leader della Südtiroler Freiheit - quei principi che a noi non sono garantiti, visto che lo Stato italiano ci dice anche come dobbiamo fare le processioni religiose».
«Ha ragione Golser, che merita un applauso per le riflessioni che, a differenza del predecessore, rivolge alla società - dice Donato Seppi, consigliere provinciale di Unitalia - sono anch’io convinto delle necessità del dialogo, partendo però da due identità distinte, che culturalmente e storicamente sono differenti. Io rispetto quella degli altri, gli altri rispettano la mia. E non toccano simboli che mi appartengono, come la Vittoria e il bassorilievo di piazza Tribunale». «Non lasciamo cadere l’appello del vescovo - ha detto il consigliere provinciale Mauro Minniti - noi politici ci dobbiamo impegnare per superare gli steccati che ancora ci dividono».
«Davanti a santa romana Chiesa, tanto di cappello - scherza l’assessore comunale Udc Sandro Repetto - piena condivisione, certo, anche se poi non è facile calarsi nella realtà. Credo che la partita vada giocata soprattutto sul piano del volontariato, sociale, ma anche sport, cultura e tempo libero».


