PHOTO
APPIANO. Per trent’anni Rina Ortolani, classe 1927 originaria di Caldaro ma residente ormai da anni ad Appiano, si è occupata del servizio di patronato delle Acli. Prima in un piccolo locale ricavato all’interno della vecchia scuola elementare di via Sant’Anna ad Appiano, poi nell’edificio che ospita la scuola media. L’appuntamento con la signora Rina era il venerdì. Ha curato, a titolo di volontariato e quindi gratuitamente, montagne di pratiche per le pensioni di anzianità, vecchiaia, invalidità, richieste di accompagnamento, assegni di cura per gli anziani, compilazione dei modelli 730, domande relative al “Pacchetto famiglia”. Nei giorni scorsi è stata festeggiata dalle Acli di Appiano, sodalizio presieduto da Luciano Peruzzo, perché dopo tre decenni ha deciso di andare in pensioni. A sostituirla, almeno per ora, ci sarà sempre il venerdì Ezio Baraldo.
«A 87 anni - racconta - ho voglia di gestire finalmente il mio tempo. Di cose da fare ne ho sempre tante, visto che sono impegnata anche a livello di parrocchia».
Desiderio più che comprensibile quello di Rina Ortolani che avrebbe voluto esaudirlo già nel 1985, quando era andata in pensione dopo oltre 30 anni di lavoro prima come impiegata presso lo studio dell’architetto Luis Plattner di Bolzano, poi in una impresa edile e per 20 anni alla Sittam, azienda di trasporti. Allora però non era stato possibile.
«Perché il presidente delle Acli - racconta - mi chiese di occuparmi del non semplice servizio di patronato: essendo bilingue potevo dare una mano ad entrambi i gruppi. Presi tempo e alla fine decisi di accettare, nella convinzione che avrei potuto fare qualcosa di utile per la collettività. Visto che quando lavoravo mi occupavo anche delle pratiche del personale, per me il settore non era completamente nuovo, ma ho dovuto comunque darmi da fare, per approfondire un campo complicatissimo, dove i cambiamenti sono continui. Tanto ogni mese avevamo una giornata di aggiornamento. Purtroppo, chi periodicamente si è susseguito alla guida del governo ha promesso di semplificare e ridurre la burocrazia. Non è successo nulla di tutto questo. Anzi, nel corso degli anni la materia è diventata inaccessibile per molti cittadini e in particolare per le persone anziane».
Sono stati trent’anni di impegno carichi anche di tante responsabilità, alla signora Rina resta la soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono per gli altri.
«Dopo tanto tempo - racconta - ricordo ancora quel giovane di 36 anni con due figli piccoli che si era rivolto a noi per ottenere la pensione: non poteva più lavorare, perché gli avevano diagnosticato un tumore al cervello. Aveva però lavorato pochi anni e avrebbe avuto una pensione bassa, per questo con il presidente del patronato Acli decidemmo di chiedere la pensione per inabilità che prevede l’assegno massimo, come se uno avesse lavorato 40 anni. L’ottenne e quattro mesi dopo se n’è andato, ma almeno la famiglia poteva contare su una pensione decente».
La “signora del patronato” non si limitava a predisporre le pratiche: faceva molto di più. «Sa quante volte arrivavano in ufficio senza la documentazione necessaria e allora mi offrivo di andare a casa loro a cercare le carte che servivano per chiudere una certa pratica. È capitato anche che qualcuno mi chiedesse di accompagnarlo in qualche ufficio dell’Inps a Bolzano, per dargli una mano a districarsi in mezzo ad una burocrazia sempre più difficile da decifrare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA


