BOLZANO. Dai piccoli e grandi problemi di tipo ginecologico legati alle diverse stagioni della vita della donna fino alle tecniche più innovative di procreazione assistita: di questo si occupa il centro privato “Donna Salus”, aperto un paio di mesi fa e presentato alla stampa ieri, all’undicesimo piano della City Tower, al civico 30 di via Macello. A dirigere lo staff, di cui fanno parte undici professionisti tra medici, biologi, psicologi, infermiere, è Bruno Engl, fino alla fine del 2015 primario del reparto di Ostetricia e responsabile del Centro di riproduzione umana e crioconservazione per gameti di Brunico. Nel Centro ci sono due sale operatorie, laboratori di cui uno per la crioconservazione e alcuni letti per pazienti da dimettere in giornata.

C’è interesse per la vostra offerta che essendo privata è interamente a carico della paziente?

«C’è grande interesse anche al di fuori della realtà altoatesina. Abbiamo pazienti dell’area del Nordest e dall’Austria».

Parliamo di procreazione assistita. Perché uno dovrebbe venire da voi invece che andare nella Centro pubblico di Brunico?

«Per esempio perché, in base alle norme, per quanto riguarda la procreazione assistita sono ammessi fino a tre tentativi. Non di più, neppure a pagamento. Da noi questo limite non esiste».

Costo della fecondazione assistita?

«Dipende dalla problematica ma si va da un minimo di 200 euro a 6 mila; la media è intorno ai 4 mila».

La fecondazione eterologa, che consente l'utilizzo di seme oppure ovuli provenienti da un soggetto esterno alla coppia, in Italia è ammessa dal 2014: da voi si può fare?

«Purtroppo no. Il nostro problema è comune alla stragrande maggioranza dei Centri italiani per la procreazione assistita: non si trovano donatrici, perché in Italia è previsto solo un rimborso spese di 200 euro. Troppo poco considerato che le donatrici, che devono avere tra i 18 e i 35 (i maschi fino ai 40) si devono sottoporre a terapie specifiche e il prelievo degli ovociti richiede un piccolo intervento».

Come se ne esce?

«Ci sono coppie che si stanno mobilitando per chiedere una modifica della legge e l’introduzione di compensi adeguati. Un’altra possibilità potrebbe essere quella di proporre a chi decide di crioconservare gli ovociti di destinarne una piccola parte alla donazione».

Perché si decide di crioconservare gli ovociti?

«I motivi sono più d’uno. Si può decidere di farlo prima di interventi chirurgici che presuppongono cure pesanti o perché si è giovani, nel pieno della carriera, e si vuole riservarsi la possibilità di avere un figlio in anni successivi, quando l’ovocita potrebbe avere una qualità più scadente».

Ma per soddisfare il desiderio di avere un figlio non si possono importare ovociti dall’estero?

«Dipende innanzitutto dalla legislazione dei diversi Paesi e comunque le coppie vorrebbero preferibilmente donatrici e donatori nazionali».

Cos’altro chiedono?

«Gruppo sanguigno, altezza, colore di occhi e pelle».