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BOLZANO. «Lo abbiamo voluto prendere con tutte le nostre forze. Lo dovevamo alle donne che ha terrorizzato». L’arresto di Jamal Al Attawi viene annunciato con giusto orgoglio dal comandante della squadra mobile di Bolzano Giuseppe Tricarico. La polizia ha inseguito per mesi un criminale che aveva rubato 25 euro e 3 cellulari. Un bottino modesto ottenuto, però, in un modo particolarmente odioso: puntando un coltello alla gola di donne aggredite mentre erano sole in strada, una in gravidanza avanzata.
Le rapine. È il 12 ottobre dell’anno scorso quando, poco dopo le 14, Jamal Al Attawi impugna un coltello e aggredisce una ragazza di 20 anni in via Guncina. Arrivato in Italia il 21 luglio 2016 a Catania, Al Attawi era già stato denunciato a Milano per il possesso di 20 grammi di hashish ma a Bolzano decide di alzare il tiro. Ordina alla giovane di consegnargli il cellulare. Spera di ottenere anche del denaro, ma la donna non ha praticamente nulla. Strappa il telefonino e si allontana verso via Fago, insoddisfatto. Ferma una macchina e aggredisce un’altra bolzanina di 26 anni. La donna è al quinto mese di gravidanza e lo comunica subito, disperata, all’aggressore senza riuscire a fermarlo (vedi scheda a fianco). Le sottrae 12 euro e il cellulare poi la costringe a portarlo fino in via Vittorio Veneto dove si dilegua. Le sue tracce si perdono fino alle 6 di mattina del giorno successivo quando, in via dei Vanga, a bordo di una bicicletta punta il coltello contro un’altra signora. Questa volta si tratta di una donna di 62 anni che si sta recando al lavoro. Non si accontenta delle minacce e la colpisce diverse volte con dei pugni al braccio. Anche qui il bottino, però, è piuttosto magro: 13 euro e un altro smartphone.
Le indagini. Proprio i cellulari, però, saranno l’elemento chiave per i poliziotti.
Uno dei dispositivi rubati, infatti, inizia a funzionare dopo qualche giorno. In pochi secondi gli agenti si presentano dall’uomo che l’ha attivato. Si tratta di un altro straniero che ammette di conoscere Al Attawi. «Si chiama Jamal, è marocchino. Siamo sbarcati insieme a Catania il 21 luglio». Verrà denunciato per ricettazione ma la sua testimonianza è fondamentale. La squadra mobile passa in rassegna tutte le 500 foto segnaletiche dello sbarco siciliano del 21 luglio isolando tutti i cittadini marocchini di nome Jamal. Lo trovano e portano la foto al pm Axel Bisignano. Le tre donne aggredite, che non avevano riconosciuto l’uomo tra i pregiudicati mostrati dalle forze dell’ordine, non esitano un secondo davanti all’immagine di Al Attawi. Tutte scoppiano a piangere ancora terrorizzate. Lo riconoscono. «È stato il momento in cui abbiamo capito che era doveroso fermarlo. Non aveva procurato danni economici elevati, ma il trauma piscologico per queste signore è stato davvero forte. Ci metteranno molto tempo a superarlo e lui deve pagare per questo».
La cattura. Il gip, su richiesta del pm Bisignano, emette a febbraio un’ordinanza di custodia cautelare. Gli agenti, ormai, sono sulle sue tracce. Si scopre che, sempre in ottobre, aveva minacciato con il coltello un’altra donna a Trento in viale Verona. La vittima si era messa ad urlare in mezzo alla strada e Al Attawi era fuggito. Viene poi localizzato a Verona in zona stazione ma riesce a scappare poche ore prima dell’arrivo dei poliziotti. Ricompare durante un’identificazione a Milano dove stava lavorando in nero (è irregolare e senza documenti) fornendo generalità fasulle. Venerdì, l’appostamento presso un albergo dismesso di piazza Abbiategrasso nel capoluogo lombardo. Un edificio occupato da stranieri clandestini. Quando Al Attawi vede i poliziotti non è sorpreso e si lascia arrestare. Li aspettava. È stato trasferito nel carcere di San Vittore con l’accusa di rapina aggravata, sequestro di persona e porto abusivo d’armi.
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