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BOLZANO. Era arrivato sabato ad Ankara in Turchia per alcuni incontri di lavoro il bolzanino Maurizio Lazzari. Non sapeva, però, che di lì a poco la polizia turca avrebbe organizzato un gigantesco blitz su scala nazionale contro il terrorismo islamico. Compresa, ovviamente, la capitale. Lazzari, dunque, si è presto ritrovato le strade piene di militari e ha deciso di chiedere lumi all’ambasciata italiana. Gli è stato subito consigliato di cancellare gli incontri e le riunioni per fare rientro in Italia. Come ad altri altoatesini. Lazzari è riuscito a prendere il primo volo per Roma atterrando nella capitale nel tardo pomeriggio di ieri per poi dirigersi a Genova verso le 21 e fare rientro a Bolzano a notte inoltrata. È lui stesso ad aver raccontato la sua avventura su Facebook aggiornando gli amici, comprensibilmente preoccupati. «Inizialmente ci hanno consigliato di non uscire dall’albergo dove ci trovavamo perché era in corso un’operazione anti-terrorismo. A quel punto abbiamo deciso di cancellare gli appuntamenti di lavoro e rientrare». Parlare di terrore sarebbe esagerato. «No, non ho avuto paura. In hotel era tutto tranquillo, stessa atmosfera in aeroporto. Certo per le strade di Ankara ho visto tanti poliziotti e militari, ma non ci sono state situazioni a rischio. Ci riorganizzeremo a Bolzano per recuperare il lavoro. È stata la scelta giusta».
Il blitz, come detto, è stato di grandi proporzioni. Ad Ankara, per esempio, sono stati 60 gli arrestati, in maggioranza stranieri. L’operazione, però, è stata condotta in simultanea in tutto il Paese. Ad Istanbul i sospetti jihadisti finiti in manette sono stati 18 e tra loro molti minorenni. A Konya altri 75, 46 a Bursa, 25 ad Adana e 9 nella nota località turistica di Smirne di fronte al Mar Egeo. La zona sudorientale della Turchia è stata quella più battuta da polizia ed esercito. Nella provincia di Sanliurfa sono stati fermati 100 sospetti con materiale collegato all’Isis. Controlli anche nella città di Gaziantep al confine con la Siria. In tutto gli arresti sarebbero 423 e alcuni di loro avrebbero avuto pistole e fucili. L’allerta per eventuali attentati e la tensione sono alte. Ecco perché le varie diplomazie hanno consigliato ai propri cittadini di fare rientro a casa. Lazzari, giustamente, ha obbedito. «Ci sono venuti a prendere in albergo e ci hanno accompagnato all’aeroporto. Nella sfortuna siamo anche stati fortunati a trovare un volo per Roma in pochissimo tempo. I disagi, dunque, sono stati ridotti».
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