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BOLZANO. Paolo Gentiloni è arrivato ieri pomeriggio a Dobbiaco per alcuni giorni di vacanza sulla neve. Il presidente del Consiglio alloggerà a Villa Irma, la foresteria di una struttura dell'Aeronautica del Distaccamento militare aeroportuale Mario Pezzi. Qui la scorsa estate era ospite il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E sempre a Dobbiaco, in hotel, si trova anche il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier. Lo scorso anno, in questo periodo, Gentiloni e la moglie Emanuela avevano scelto l’Alpe di Siusi. Passaggio del testimone con Matteo Renzi. Se il premier quest’anno ha preferito Dobbiaco, il suo predecessore e segretario del Pd Matteo Renzi ha trascorso il Capodanno sull’Alpe di Siusi con la famiglia. Domenica sul web le foto di Renzi e Agnese al rifugio Zallinger, dove hanno pranzato durante una pausa dalle piste. «Ha gradito molto gli gnocchi della casa, i caserecci, mentre la moglie Agnese ha gustato la zuppa d'orzo. Una persona squisita, molto semplice, gentile e disponibile. Se ha parlato di politica? Certo che no, è in vacanza», ha raccontato al nostro giornale la proprietaria dello Zallinger, Luisa Schenk. Poi i festeggiamenti di Capodanno e ieri Renzi ha twittato: «Stamattina alzati presto per andare a sciare. Ma nevica alla grande, tutti a letto di nuovo. Primo giorno dell’anno imbiancato, bellissimo». Non l’avesse mai fatto. Via libera ai contro-tweet del tenore «Renzi pensa a sciare, intanto i terremotati stanno al freddo».
IL NODO CANDIDATURE. Festività o non festività, sono questi giorni decisivi per le candidature per le elezioni del 4 marzo, con contatti tra Renzi e i vertici della Svp (Zeller, ad esempio) e del Pd locale. Il nodo sono i due collegi uninominali di Bolzano. I due partiti alleati vogliono schierare il sottosegretario Gianclaudio Bressa per il Senato. Per la Camera, dopo il «no» di Francesco Palermo, ricerca in corso del nome giusto, ma un punto è stato messo in chiaro, sia con Renzi che con Luca Lotti (durante la cena in Badia prima di Natale): il candidato deve essere territoriale. Ma dal Pd nazionale il pressing è continuo. I due collegi altoatesini sono tra i pochi considerati sicuri nel nord Italia. Ecco allora alternarsi l’idea di paracadutare a Bolzano candidati che devono essere blindati (tra i nomi il ministro Delrio, la sottosegretaria Maria Elena Boschi, il sottosegretario Rughetti) e la richiesta che, in ogni caso, i candidati diano la massima garanzia di affidabilità alla linea di Renzi. Perfino Bressa non risponderebbe al cento per cento a questo profilo, per il suo collegamento con Franceschini. Ecco allora che la Svp e il Pd di Bolzano devono spiegare, alzare la voce, mediare. Venerdì il quadro delle candidature regionali verrà discusso a Bolzano in un vertice di Pd, Patt, Upt e Svp. Pare che l’operazione «paracadutati» sia tramontata. È ottimista il segretario del Pd Alessandro Huber: «Abbiamo ribadito sia noi che la Svp che vogliamo candidati territoriali. Quanto a Bressa, è uno dei perni della alleanza regionale come garante dell’autonomia». E se il Pd di Roma dovesse forzare la mano? La riposta locale è stata anticipata: «Venite voi a farvi la campagna elettorale nelle valli tedesche». A quel punto un buon candidato del centrodestra o di «Liberi e uguali» e Verdi avrebbe ottime chance.
L’IRA DI FEDE. Tra i nomi circolati per la Camera c’è l’ex segretaria del Pd Liliana Di Fede. Ma l’ipotesi non ha sfondato. Tra i punti a sfavore viene fatta pesare la sua sconfitta alle comunali di Laives proprio ad opera della Svp locale e la ricerca di un profilo diverso, meno connotato politicamente. Capita l’aria, Di Fede si è smarcata: «Nella situazione che si è creata è giusto che sappiate che non sono disponibile per candidature romane al Parlamento. Valuterò in futuro, dopo le elezioni di marzo, in che forme eventualmente proseguire la mia attività politica nel Pd». Ma non è detto che finisca così, anche perché nel Pd si sta aprendo il problema delle quote rosa. A diverse esponenti del partito, a partire dalla presidente dell’assemblea Nadia Mazzardis, non piace l’impostazione strisciante che punta a candidare le donne «obbligatorie» per legge nei collegi perdenti di Merano e Bressanone, dando per scontato che su Bolzano il deputato in pectore sia uomo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
IL NODO CANDIDATURE. Festività o non festività, sono questi giorni decisivi per le candidature per le elezioni del 4 marzo, con contatti tra Renzi e i vertici della Svp (Zeller, ad esempio) e del Pd locale. Il nodo sono i due collegi uninominali di Bolzano. I due partiti alleati vogliono schierare il sottosegretario Gianclaudio Bressa per il Senato. Per la Camera, dopo il «no» di Francesco Palermo, ricerca in corso del nome giusto, ma un punto è stato messo in chiaro, sia con Renzi che con Luca Lotti (durante la cena in Badia prima di Natale): il candidato deve essere territoriale. Ma dal Pd nazionale il pressing è continuo. I due collegi altoatesini sono tra i pochi considerati sicuri nel nord Italia. Ecco allora alternarsi l’idea di paracadutare a Bolzano candidati che devono essere blindati (tra i nomi il ministro Delrio, la sottosegretaria Maria Elena Boschi, il sottosegretario Rughetti) e la richiesta che, in ogni caso, i candidati diano la massima garanzia di affidabilità alla linea di Renzi. Perfino Bressa non risponderebbe al cento per cento a questo profilo, per il suo collegamento con Franceschini. Ecco allora che la Svp e il Pd di Bolzano devono spiegare, alzare la voce, mediare. Venerdì il quadro delle candidature regionali verrà discusso a Bolzano in un vertice di Pd, Patt, Upt e Svp. Pare che l’operazione «paracadutati» sia tramontata. È ottimista il segretario del Pd Alessandro Huber: «Abbiamo ribadito sia noi che la Svp che vogliamo candidati territoriali. Quanto a Bressa, è uno dei perni della alleanza regionale come garante dell’autonomia». E se il Pd di Roma dovesse forzare la mano? La riposta locale è stata anticipata: «Venite voi a farvi la campagna elettorale nelle valli tedesche». A quel punto un buon candidato del centrodestra o di «Liberi e uguali» e Verdi avrebbe ottime chance.
L’IRA DI FEDE. Tra i nomi circolati per la Camera c’è l’ex segretaria del Pd Liliana Di Fede. Ma l’ipotesi non ha sfondato. Tra i punti a sfavore viene fatta pesare la sua sconfitta alle comunali di Laives proprio ad opera della Svp locale e la ricerca di un profilo diverso, meno connotato politicamente. Capita l’aria, Di Fede si è smarcata: «Nella situazione che si è creata è giusto che sappiate che non sono disponibile per candidature romane al Parlamento. Valuterò in futuro, dopo le elezioni di marzo, in che forme eventualmente proseguire la mia attività politica nel Pd». Ma non è detto che finisca così, anche perché nel Pd si sta aprendo il problema delle quote rosa. A diverse esponenti del partito, a partire dalla presidente dell’assemblea Nadia Mazzardis, non piace l’impostazione strisciante che punta a candidare le donne «obbligatorie» per legge nei collegi perdenti di Merano e Bressanone, dando per scontato che su Bolzano il deputato in pectore sia uomo.
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