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BOLZANO. Una borsa azzurra per bagaglio a mano, addosso una tuta sportiva, per qualcuno la maglietta di un campione di calcio. Ne sono arrivati in città altri cinquanta, nella giornata di ieri. Sono i profughi, non accettati da altri Stati europei e da altre regioni fra le quali la Lombardia, ma che l’Alto Adige ha deciso di continuare ad aiutare. Sono arrivati in treno a Bolzano ieri nelle prime ore della mattinata e nel capoluogo rimarranno. Perché, come riferisce il responsabile dell’associazione Volontarius, Andrea Tremolada, all’ex caserma Gorio dei Piani c’è ancora disponibilità di spazio e, per il momento, le strutture periferiche messe a disposizione nella giornata di martedì dalla giunta provinciale ancora non sono pronte ad accogliere i migranti in cerca di asilo politico. «Abbiamo ancora capacità di accoglienza - spiega Tremolada - e comunque, per le sue peculiarità, la ex caserma Gorio è ancora la struttura migliore deputata alla prima accoglienza. Nel momento in cui verranno attivate le altre strutture, esterne al capoluogo, Bolzano verrà alleggerita». Al momento attuale, la ex Gorio ospita qualcosa più di cento persone, alcune delle quali in città da oltre un mese, al massimo un mese e mezzo.
In un secondo tempo, verranno accolte nelle strutture di secondo livello, che secondo il volere della giunta provinciale dovranno essere attrezzate presso la ex casa di riposo di Malles, il vecchio edificio del centro di riabilitazione Salus a Tesimo, la Case del lavoratore nei pressi della stazione ferroviaria di Merano, la caserma Mercanti di Appiano, un edificio delle suore terziarie di Castelrotto, la Fischerhaus di Vandoies, la ex-caserma Gnutti di Prati di Vizze e lo Josefsheim di Brunico.
Per il momento ancora non è dato sapere chi gestirà tali strutture, anche se c’è da supporre che si tratterà dei volontari delle due associazioni maggiormente impegnate a gestire l’emergenza immigrazione, ossia le benemerite Volontarius e Caritas.
La Gorio rimarrà il primo contatto altoatesino coi profughi, anche perché è dotata di un presidio sanitario e, vista la vicinanza geografica, può fare affidamento su un contatto privilegiato con la questura, dove si formalizzano le richieste di asilo.
I rifugiati arrivati ieri sono originari di Gambia, Nigeria, Senegal e Benin. Per lo più giovani. «Speriamo non ne arrivino altri, almeno a breve», conclude Tremolada. I volontari, infatti, dopo settimane di pesante impegno, sono stremati.(da.pa)
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