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di Severino Perelda
Nessun finanziamento, zero budget, nessuna curatela, zero marketing, niente effetti speciali, luci rimediate, pareti e pavimenti visibilmente vissuti. Il tutto ha luogo in un non-luogo e, non a caso, il titolo dell'evento è “Macello Butch-ennial”: quanto basta e (non) avanza per allestire una mostra d'arte contemporanea fuori dagli schemi. Non è anticonformismo finto, né trendy esasperato, non è falsa modestia, né un rigurgito underground: è una mostra libera di liberi artisti, messa in piedi con fatica, impegno e coraggio. La memoria, per un attimo torna al Salon des Refusés che nel 1863 accolse i primi “artisti indipendenti”.
Anch'essi si distaccarono dall'ufficialità: ragione, quest’ultima, della comparazione storica con l'attuale mostra, aggiornata però dall' impegno di interfacciare il luogo di esposizione con le opere esposte, di motivare l’interazione tra contenitore e contenuto. Nella sostanza, si tratta di una “Contemporary Group Exhibition” di tutto rispetto, che raccoglie artisti giovani e un po' meno giovani in una rassegna non istituzionalizzata, sostenuta da un gruppo peraltro non costituito, ma semplicemente solidale e aperto al di là di qualsiasi faziosità.
Tanta voglia di nuovo, senza snaturarsi e mantenendosi al di fuori della giostra delle convenzioni e delle convenienze, dei passi felpati nella giungla degli scambi e delle opportunità. “Macello Butch-ennial”, come recita il comunicato, condivide “una visione dell'arte libera, nella quale l'artista possa avvalersi dello spazio - fisico e mentale - necessario per esibire le proprie opere, con lo scopo di dare vita ad un'azione artistica non convenzionale”. In rapporto, dunque, tra arte, società e comunicazione, tutto in nome della transigenza.
In mostra si trova peraltro una ricca serie di documentazioni artistiche, tra cui alcune pubblicazioni messe a disposizione da Maurizio Cattelan. Diverse le discipline in rassegna, come detto tutte site-specific: molte le opere fotografiche, insieme a quadri in tecnica mista, installazioni, alcune delle quali audio-video.
Gli espositori sono in maggioranza altoatesini e trentini, anche se alcuni di essi operano all’estero. Sono presenti anche autori d'oltre confine qui residenti o connessi al territorio per affinità di vario genere. Il coordinamento è stato di Ruediger Witcher, anch'egli espositore insieme a Sharif Baruwa, Carmen Bonora, Stefano Cagol, Giancarlo Lamonaca, Giovanni Melillo Kostner, Valentina Miorandi, Martina Jaider, Martine Parise, Marco Pietracupa, Carlos Vasconcelos, Hannes Vonmetz Schiano e Gustav Willeit.
Nomi noti, alcuni già presenti in Biennale a Venezia e in Documenta a Kassel. Si va dagli interventi sulle pareti parzialmente demolite del locale (non l'avevamo detto: si trova proprio in via Macello 47 a Bolzano), a quelli di decostruzione visiva dello spazio interno; ciascuno ha comunque portato una significativa impronta condividendo questa “zona franca” con il proprio contributo. Difficile, per numero ed eterogeneità, raccontare le opere esposte; la mostra è da vedere, tenendo presente le peculiarità che la distinguono e prenotando al tel. 3395336929 (o in occasione del finissage).
Caso vuole che questo evento sia stato inaugurato a ridosso e sia in parte contemporaneo con “Panorama 4”. Un'occasione in più per scoprire il pluralismo nell' arte. Il finissage di “Macello Butch-ennial” avrà luogo dopodomani 23 maggio alle 19. Si prevedono nuove puntate.
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