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BOLZANO. Romano Artioli, classe 1932, l'imprenditore che ha reinventato la Bugatti e si è visto costretto a rinunciare ad suo sogno, riparte dalla Volpe, la microauto elettrica lunga 2 metri, larga 1 e alta 1.5, che si propone come soluzione al traffico urbano e all'inquinamento. La macchina - presentata in anteprima ieri sera sui canali Sky e ripresa mentre entra negli ascensori e gira per gli uffici della redazione - è capace di un'autonomia di 500 km. Va anche a metano e benzina ed ha un abitacolo che può ospitare due persone. Una dietro l'altra. «Una chicca meravigliosa - spiega Artioli - che, sono certo, rivoluzionerà il mercato. Piccolissima, lussuosa e soprattutto assolutamente innovativa. La stiamo producendo in Cina e sarà in vendita entro l'anno». Grande come un maxi-scooter, ha un impatto ambientale prossimo allo zero e, con un pieno di gas, un'autonomia pressoché illimitata. La nuova proposta è spinta da due motori elettrici (da 2 kW) in grado di ricaricare le batterie di bordo grazie a piccoli generatori alimentati a gas naturale. Quanto costerà? «Per il modello base bastano 7 mila euro, quelli più sofisticati arrivano fino a 9 mila e 500».
Insomma l'imprenditore non si ferma e rilancia, forte di una fibra che non si smentisce mai. Volpe sta per "veicolo originale leggero privo di emissioni" realizzato grazie ad una collaborazione tra il Crmt (Centro di ricerca sui veicoli termici di Lione), l'atelier di design Zagato «continua a disegnare le migliori Aston Martin» e la Berman, impresa specializzata nelle carrozzerie ultra leggere. «Ascoltate me, abbiamo inventato la prima vera ed autentica auto del futuro a due posti. Uno davanti all'altro». A guardarla sembra una Smart. «Attenti, perchè è grande esattamente la metà». Oltre alla versione base che si guida già dai 14 anni e raggiunge i 65 km/h è prevista una vasta gamma di modelli tra cui la Volpe Roadster, versione 4x4 con 4 motori elettrici in grado di raggiungere i 135 km/h di velocità massima, una versione a 3 posti e una a un solo posto ma con un grande bagagliaio. Curiosa l'unità di misura utilizzata per comunicare i consumi: con 45 cent di energia elettrica viaggi per 70 km e di questi tempi non è poco. Insomma Artioli - padre di Elena, la consigliera provinciale della Lega - torna a far parlare di sè dopo la sfortunata avventura con Bugatti.
Una carriera, la sua, sempre in salita. Negli anni Ottanta si era trovato a gestire il più grande concessionario di Ferrari del mondo. Poco dopo un altro clamoroso centro con il business dell'importazione di auto giapponesi attraverso l'Autoexpò che nel 1982 diventa la prima azienda importatrice di Suzuki d'Italia. Anni di boom assoluto con la "scatoletta" giapponese sempre più ricercata. Lui va avanti spedito. Da una parte il lavoro, dall'altra i sogni. Li unisce, segue il consiglio di Ferruccio Lamborghini e Paolo Stanzani e si inventa la Bugatti International, una holding che nel 1987 compra il marchio Bugatti. Diventa amministratore delegato di Bugatti Automobili Spa e costruisce la Bugatti EB110. Una bomba per supericchi, un sogno per pochi che si scontra con la realtà di un mercato difficilissimo. A settembre 1995 è bancarotta, nel 1998 arriva la Volkswagen che rileva l'azienda. Artioli si rialza. Nell'agosto 1993 compra la Lotus dalla General Motors. Nel 1996 vende la maggioranza delle azioni alla Proton anche per ripianare le perdite dell'insolvenza Bugatti. Per carattere è uno che non molla mai. Dopo la maxiauto per ricconi, la micromacchina per tutte le tasche.
«Un gioiellino per i giovanissimi, per le signore che se hanno voglia possono pure entrare dal parrucchiere al volante - e se la ride - e per chi lavora ed è sempre di corsa e non ha sempre voglia di sfidare il freddo dell'inverno. Un'auto che ha tutti i vantaggi dello scooterone ma che ha quattro ruote ed ha un abitacolo lussuoso e confortevole. E poi un'auto elettrica che va avanti per 500 km ma che non ti lascerà mai a piedi perchè puoi pure andare a benzina o a metano». Già, come la mettiamo col metano tanto stronbazzato dalle case automobilistiche e poi sempre più difficile da trovare? «Problema più che reale, servono più stazioni di servizio ed una riflessione serissima».
Insomma l'imprenditore non si ferma e rilancia, forte di una fibra che non si smentisce mai. Volpe sta per "veicolo originale leggero privo di emissioni" realizzato grazie ad una collaborazione tra il Crmt (Centro di ricerca sui veicoli termici di Lione), l'atelier di design Zagato «continua a disegnare le migliori Aston Martin» e la Berman, impresa specializzata nelle carrozzerie ultra leggere. «Ascoltate me, abbiamo inventato la prima vera ed autentica auto del futuro a due posti. Uno davanti all'altro». A guardarla sembra una Smart. «Attenti, perchè è grande esattamente la metà». Oltre alla versione base che si guida già dai 14 anni e raggiunge i 65 km/h è prevista una vasta gamma di modelli tra cui la Volpe Roadster, versione 4x4 con 4 motori elettrici in grado di raggiungere i 135 km/h di velocità massima, una versione a 3 posti e una a un solo posto ma con un grande bagagliaio. Curiosa l'unità di misura utilizzata per comunicare i consumi: con 45 cent di energia elettrica viaggi per 70 km e di questi tempi non è poco. Insomma Artioli - padre di Elena, la consigliera provinciale della Lega - torna a far parlare di sè dopo la sfortunata avventura con Bugatti.
Una carriera, la sua, sempre in salita. Negli anni Ottanta si era trovato a gestire il più grande concessionario di Ferrari del mondo. Poco dopo un altro clamoroso centro con il business dell'importazione di auto giapponesi attraverso l'Autoexpò che nel 1982 diventa la prima azienda importatrice di Suzuki d'Italia. Anni di boom assoluto con la "scatoletta" giapponese sempre più ricercata. Lui va avanti spedito. Da una parte il lavoro, dall'altra i sogni. Li unisce, segue il consiglio di Ferruccio Lamborghini e Paolo Stanzani e si inventa la Bugatti International, una holding che nel 1987 compra il marchio Bugatti. Diventa amministratore delegato di Bugatti Automobili Spa e costruisce la Bugatti EB110. Una bomba per supericchi, un sogno per pochi che si scontra con la realtà di un mercato difficilissimo. A settembre 1995 è bancarotta, nel 1998 arriva la Volkswagen che rileva l'azienda. Artioli si rialza. Nell'agosto 1993 compra la Lotus dalla General Motors. Nel 1996 vende la maggioranza delle azioni alla Proton anche per ripianare le perdite dell'insolvenza Bugatti. Per carattere è uno che non molla mai. Dopo la maxiauto per ricconi, la micromacchina per tutte le tasche.
«Un gioiellino per i giovanissimi, per le signore che se hanno voglia possono pure entrare dal parrucchiere al volante - e se la ride - e per chi lavora ed è sempre di corsa e non ha sempre voglia di sfidare il freddo dell'inverno. Un'auto che ha tutti i vantaggi dello scooterone ma che ha quattro ruote ed ha un abitacolo lussuoso e confortevole. E poi un'auto elettrica che va avanti per 500 km ma che non ti lascerà mai a piedi perchè puoi pure andare a benzina o a metano». Già, come la mettiamo col metano tanto stronbazzato dalle case automobilistiche e poi sempre più difficile da trovare? «Problema più che reale, servono più stazioni di servizio ed una riflessione serissima».
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