BOLZANO. Sarà il primo intervento del genere in città: ieri il Comune ha lanciato il primo progetto pilota di urbanistica partecipata. Al centro dell’attenzione piazza San Vigilio, punto di contatto fra Oltrisarco e Aslago. Una piazza desolata. Senza girarci tanto attorno: vuota, ignorata. Si chiederà l’aiuto dei bolzanini, che potranno collaborare al progetto di riqualificazione. Di primo acchito potrebbero sembrare chiacchiere, teoria. Ma in giunta comunale qualcuno stavolta ha avuto un’alzata d’ingegno: stanziare prima i soldi che saranno necessari ai lavori, senza sapere quali saranno. Così, non si creeranno false illusioni su progetti faraonici, ma, semplicemente, assieme ai residenti del rione si deciderà come intervenire. La cifra stanziata non è da grande opera, ma coi tempi che corrono non sono nemmeno bruscolini: 100 mila euro.

Il progetto è stato presentato ieri in municipio dall’assessore comunale all’urbanistica, Maria Chiara Pasquali, assieme alla presidente del consiglio di circoscrizione Oltrisarco Aslago, la verde Wally Rungger. «Piazza San Vigilio - si è spiegato ieri - progettata per accogliere feste ed eventi, da diversi anni è soggetta ad incuria e vandalismo. Per molti abitanti frequentarla significa vivere una condizione di disagio e spaesamento. Per alcuni gruppi di giovani invece è diventata uno dei luoghi preferiti per allenarsi in evoluzioni di rap». Per trovare una soluzione, si terranno quattro workshop. Appuntamenti il 18 e 25 ottobre, l’8 e il 15 novembre. Inoltre, si terranno tre eventi collettivi: sabato 22 settembre si terrà la presentazione del progetto al rione, con conseguente iscrizione di chi volesse partecipare. Sabato 13 ottobre ci sarà l’inaugurazione pubblica del progetto, giovedì 20 dicembre il finissage e la festa collettiva. Saranno invitati a partecipare abitanti, scuole, associazioni, oltre ovviamente al Comune, alla Circoscrizione e ai tecnici municipali. Il progetto è coordinato dall’architetto Monica Carmen, esperta di progettazione europea e architettura partecipata, dall’architetto Rosita Izzo, specialista in urbanistica partecipata e progettazione integrata, e infine dal sociologo del territorio Daniel Benelli, esperto in facilitazione e metodi e tecniche di democrazia partecipata.

Cosa ne uscirà, non si sa. Nuove coperture per eliminare l’effetto deserto del sahara nelle ore assolate del mezzogiorno? Un fontanone per rinfrescarsi? Una qualche struttura di una qualche utilità? Un giardino?

Non si sa. I tecnici non lo sanno. Perché, come ha tenuto a sottolineare ieri l’assessore Pasquali, «sono finiti i tempi dell’urbanistica calata dall’alto, simbolo del potere che voleva autorappresentarsi».

A decidere come debba essere la piazza sotto casa devono essere i residenti, i quali sanno di cosa abbisognano e, soprattutto, di cosa non c’è bisogno. Di una piazza così, inutile e desolata, quindici anni fa, quando venne realizzata, non c’era bisogno. Ora si tenterà di correre ai ripari.

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