BOLZANO. Una sorta di curioso gemellaggio fra Alto Adige e Campania fa da sfondo a una vicenda giudiziaria che si configura come riciclaggio. L'accusa riguarda infatti due altoatesini di lingua italiana che sarebbero stati in combutta con due napoletani per riciclare assegni clonati, dietro a un affare di compravendita di immobili. Un «affare» che ha portato i quattro protagonisti all'obbligo di dimora, cioè di visita quotidiana ai carabinieri nel Comune di residenza per la firma di rito. In attesa del riesame della vicenda giudiziaria previsto per oggi. Le indagini si svolgono a Trento, dove 4 persone sono dunque accusate di aver agito in concorso per riciclare cinque assegni clonati da 50 mila euro ciascuno.

E per farlo sarebbero intervenuti sulla linea telefonica di una banca nel napoletano isolandola per impedire le comunicazioni fra l'istituto di credito trentino e quello campano. Ma andiamo con ordine. È scattato l'antivigilia di Natale, il 23 di dicembre, l'obbligo di dimora per due altoatesini e due napoletani per fatti risalenti al luglio del 2010. Tutto inizia con l'acquisto, da parte di un altotesino (difeso ora dall'avvocato Michele Busetti) di una casa da un fallimento. La paga poco più di 500 mila euro e dopo qualche mese pensa di venderla.

In mezzo ha chiesto e ottenuto la concessione edilizia. Trova anche l'acquirente ed è un altro altoatesino: trovano l'accordo per una cifra, 970 mila euro. L'acconto è di 250 mila ma chi vuole acquistare non li ha. Dice di poter risolvere con una finanziaria ma chiede al venditore di accollarsi i costi della finanziaria. Il patto viene accettato e poco dopo arrivano 5 assegni da 50 mila euro ciascuno emessi da una banca di San Giorgio a Cremano. Il venditore felice va in banca (il suo conto è in un istituto di credito trentino) e chiede di aver rassicurazioni sulla bontà dei circolari.

Parte quindi la chiamata dal Trentino alla Campania e un impiegato che si qualifica con nome e cognome conferma: gli assegni sono buoni. Il giorno dopo quindi l'uomo passa all'incasso. 125 mila gli servono per sistemare alcuni affari pendenti e 75 per pagare la finanziaria. A riscuoterli si presenta un uomo che dice di agire per chi ha anticipato il denaro e il conto viene saldato. Succede però che la banca campana chiama quella trentina per dire che quegli assegni non sono per nulla buoni: sono clonati.

Si scopre anche che quando c'era stata la telefonata di conferma, la banca era telefonicamente isolata e quindi qualcuno, è l'ipotesi, si sarebbe inserito sulle linee per dare le rassicurazioni di rito. L'istituto di credito trentino fa la segnalazione e parte l'indagine. Oggi decide il Riesame.