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BOLZANO. Gli assegni di cura per le persone non autosufficienti sono fra le poche cose a non essere state toccate dalle due leggi omnibus approvate di recente dal Consiglio provinciale. I beneficiari sono poco meno di 14.500 per una spesa che si attesta sui 195 milioni di euro, dei quali 30 coperti dalla Regione. La domanda che anche gli addetti ai lavori si pongono sempre più spesso è quanto, ancora, potremo permettercelo? «I malati cronici - sottolinea il presidente dell’ala sociale della Svp nonché consigliere provinciale Helmuth Renzler - sono in continuo aumento. Quindi, in futuro, o aumentiamo il budget, cosa che mi sembra oggettivamente difficile, o rischiamo di andare ad incidere sulla qualità dei servizi».
I controlli sono stati intensificati, proprio per evitare abusi. «Un conto - sottolinea Renzler - è che quei soldi vengano destinati ad una badante per garantire un’assistenza a domicilio di un certo livello, mentre un’altra cosa è se quel denaro finisce nelle tasche dei nipoti dell’anziano che non riesce più a badare a sè stesso». Bocciata, in consiglio provinciale, l’ipotesi di legare l’assegno di cura al redditometro. «Come impostazione - commenta Luca Critelli, direttore della ripartizione famiglia e politiche sociali - siamo più vicini al modello germanico, in cui la prestazione viene coperta dalla fiscalità e prescinde dal reddito». È passata, invece, una mozione dei Verdi, nella quale si chiede di fare una verifica entro sei mesi su quanto è stato fatto finora e sui possibili correttivi da apportare. «In realtà - prosegue Critelli - siamo quasi sempre rimasti rigorosamente nel budget preventivato. Il piano stilato nel 2008 prevede una copertura, in linea teorica, fino al 2022-23».
Secondo Renzler l’assegno di cura dovrebbe essere inserito nell’ambito della «nuova riforma sanitaria». Di sicuro il tema è urgente e, viste le cifre in ballo, non è possibile continuare a fare i conti solo di anno in anno. «La politica - sottolinea Renzler - deve essere in grado di fornire risposte adeguate anche per il medio-lungo periodo». Per quanto attiene il sociale bisogna mettere in conto anche 40 milioni di euro per invalidi civili e assegni di accompagnamento, 44 milioni di euro per i contributi per l’affitto e circa 11 milioni di euro per il minimo vitale. In quest’ultimo caso, complice la crisi , c’è un lieve ma costante incremento delle richieste.
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