BOLZANO. Accade di continuo che al Ctcu si presentino consumatori vittima di prelievi fraudolenti dalle loro carte di credito, bancomat o prepagate. La fantasia criminale e la varietà dei sotterfugi utilizzati non conosce limiti: le carte vengono sottratte ai proprietari, codici personali e dati vengono rubati tramite “phishing”, gli apparecchi Pos o Atm (bancomat) manipolati, dando il la a clonazioni di carte tramite skimming.

Furto del bancomat. Blocco della carta, denuncia, segnalazione alla banca o alla società emittente. Questi sono, in breve, i passi da seguire. Di norma, i prelevamenti effettuati dal momento del furto fino al momento del blocco restano a carico del titolare. Chiedete comunque alla vostra banca se sussista una copertura assicurativa per gli importi sottratti. Effettuato il blocco, rimane a carico del titolare una franchigia di 150 euro, a prescindere dall’importo complessivamente sottratto dopo il blocco. Operazioni fraudolente.

In questi casi i titolari, avendo in mano comunque l’originale della propria carta, si accorgono di prelievi o utilizzi fraudolenti solo quando arriva loro a casa l’estratto conto. La procedura da seguire ? La stessa di quella nel caso di furto o smarrimento. Gli estratti conto vanno contestati entro 60 giorni dalla data di ricevimento. La Direttiva Europea sui servizi di pagamento stabilisce però che gli addebiti e/o i pagamenti non dovuti devono essere contestati senza indugio e comunque entro 13 mesi dalla data di addebito. Gli importi, oggetto delle operazioni fraudolente, vengono di norma restituiti, a meno che il titolare non abbia agito con dolo o colpa grave.

L’onere della prova grava però sull’intermediario finanziario. Comportamenti con colpa grave sono, ad esempio fra gli altri, secondo l’Arbitro Bancario Finanziario la conservazione della carta unitamente al Pin, il ritardo nella denuncia e del blocco della carta o la mancata attivazione dei sistemi di sicurezza messi a disposizione della banca. Chi paga. In numerosi casi presi in carico dal Ctcu, le banche, le Poste o le società emittenti le carte si sono, in prima battuta, rifiutate di rimborsare ai loro clienti gli importi oggetto delle operazioni illecite, contestando in genere ai propri clienti loro comportamenti negligenti nell’utilizzo delle carte. I danneggiati hanno quindi deciso di rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario (competente per questi casi), il quale si è pronunciato, in molti casi, a favore dei consumatori.

L’Abf ha stabilito, ad esempio, che l’avvenuta digitazione del PIN non è di per sé sufficiente a dimostrare una negligenza del cliente nella custodia della carta e del codice segreto. Grazie alla decisione dell’Arbitro molti consumatori hanno così potuto ottenere il rimborso di importi superiori anche ai 1000 euro. Precauzioni da adottare. Ecco cosa non si deve fare. Mai segnarsi il Pin, e soprattutto non sulla carta stessa; mai inserire il Pin nei dispositivi apri-porta; non perdete di vista le carte di credito quando pagate nei negozi o nei ristoranti; in nessun caso fatevi “aiutare” da terzi a digitare il Pin al bancomat o al Pos.