BOLZANO. Il cestello della lavatrice viaggia a 1500 giri al minuto. Lo sguardo di Oliver è lì, inamovibile, fisso da ore su quell'oblò che fa ruotare i panni nella lavanderia di viale Druso. È una delle caratteristiche dell'autismo e Oliver è tra i 400 ragazzi bolzanini che ne sono affetti.

«Mio figlio ha 15 anni, ma sin da piccolo è attratto da tutto ciò che gira, come ventilatori e trottole», spiega la mamma, Carine Louvier, «Con una diagnosi precoce però è stato seguito e ha acquisito la sua indipendenza. Va a scuola e gioca con gli amici». Insomma, condurre una vita normale si può, ma non è scontato: dipende dall'entità e dal percorso. E la diagnosi invade come un tornado la quotidianità di una famiglia. «Ci ha cambiato la vita», ricorda Carine, anche fondatrice di "Autism(o)us", un gruppo di auto aiuto per genitori di persone con spettro autistico. In età evolutiva, in tutto l'Alto Adige, se ne contano 700. L'elenco è in costante aggiornamento: «A Bolzano abbiamo circa 70 casi in più ogni anno», sottolinea la Primaria di Psichiatria a Merano, Donatella Arcangeli, «Senza contare tutti coloro che non sono stati individuati. Penso a tanti adulti...ai loro tempi non esistevano le diagnosi. Al giorno d'oggi invece è praticamente impossibile che ciò accada. Pur non essendoci esami del sangue che la certifichino, la differenza con il passato sta tutta nelle conoscenze e negli strumenti all'avanguardia che permettono valutazioni certe».

La lista d'attesa

Ma se le diagnosi non rappresentano più un problema, lo sono invece i 130 pazienti in lista d'attesa che da mesi, se non da anni, sperano che ogni giorno sia quello buono per entrare in un centro specialistico. «È un numero drammatico, tutta Italia ne è coinvolta: c'è stata un'impennata di casi. I pazienti rimasti fuori possono contare su interventi mirati, organizzati dalle scuole per esempio, o su una logopedia riabilitativa. Ma è chiaro che non basta», spiega Benedetto Dordi. Giovedì una lacrimuccia gli è scesa quando in viale Duca d'Aosta 61 è stato tagliato il nastro blu per l'inaugurazione della nuovissima sede de "Il Cerchio". È stato uno dei fondatori dell'associazione che da dieci anni, in convenzione con l'Asl, lavora assieme a bambini, ragazzi e adulti con disturbo dello spettro autistico. «E pensare che eravamo partiti da due stanzette in via Valdagno, con pochissimi pazienti», riavvolge il nastro Dordi, «Ora ognuno può essere seguito con più attenzione grazie ai 1500 metri quadri attuali».

L'obiettivo per il 2025

La spinta decisiva per la costruzione di nuovi spazi, dove ognuno avrà la propria stanza, è stata trainata dall'incessante richiesta di un posto all'interno del centro: «Attualmente abbiamo in carico 280 pazienti», aggiunge Verena Isaia, direttrice tecnico-pedagogica, «Sappiamo che la lista d'attesa è di 130 persone nel comprensorio di Bolzano: il nostro obiettivo è quello di accoglierle entro il 2025. Tutto ciò probabilmente porterà anche a nuove assunzioni. Inoltre stiamo cercando di trovare delle modalità più snelle a livello burocratico». «Cosa facciamo all'interno del nostro centro? Sostanzialmente insegniamo abilità. Gli interventi terapeutici riabilitativi vengono personalizzati anche in base all'età. Se ci troviamo di fronte a un bambino allora cerchiamo di sviluppare il linguaggio. E lo facciamo sotto forma di gioco. Un esempio? Con le bolle di sapone. Altri momenti sono ovviamente più impegnativi a livello lavorativo: per esempio chiediamo loro di apparecchiare la tavola, imparare a farsi una doccia o lavarsi i denti», conclude Verena Isaia. All'inaugurazione di ieri, assieme al direttore sanitario Josef Widmann, era presente anche il governatore Arno Kompatscher che culla un sogno: «La costruzione di un centro diurno. Esiste già a Bressanone, non ancora a Bolzano. Speriamo di trovare presto una soluzione, ci stiamo lavorando con il Comune di Bolzano. Uniremo le nostre forze per riuscirci».