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BOLZANO. Auto e moto a velocità folli lanciate nelle vie della città, soprattutto di notte. A volte per incoscienza, a volte come sfida tra ragazzi. Sempre mettendo a rischio la vita di chi si trova su quelle strade. Sono sempre di più le proteste in queste settimane, Ne abbiamo scritto pochi giorni fa sul giornale. Il sindaco Claudio Corrarati ha affrontato il problema in una recente seduta del Comitato ordine e sicurezza pubblica.
«La città non è un autodromo, io stesso assisto a comportamenti gravemente pericolosi sulle strade». Il sindaco promette: «Aumenteremo i controlli». La città è rimasta completamente senza speed check, come pure i centri principali della provincia. Il decreto Salvini del 2024 ha comportato lo spegnimento di tutti i 16 apparecchi installati dal Comune. È evidente come il venire meno di questo strumento di deterrenza sia una delle cause dell'aumento di velocità lungo le vie cittadine. E ora? All'orizzonte nessuna novità significativa. In base alla normativa nazionale la polizia municipale potrà tornare ad attivare al massimo due speed check. Corrarati ha fatto il punto sulla situazione in consiglio comunale, rispondendo a una domanda di attualità dei Verdi (Cornelia Brugger firmataria), che chiedevano appunto di reintrodurre gli speed check box nei punti sensibili della città. Un nuovo decreto (11 giugno 2026) ha fatto chiarezza sui punti tecnici controversi, ricorda Cornelia Brugger. Ma lo scenario non cambierà, ha replicato il sindaco, leggendo in aula una relazione del comandante Fabrizio Piras.
La normativa del 2024
Lo smantellamento degli speed check, come ricordato, è stato provocato dal decreto Salvini dell'aprile 2024, che consente l'installazione dei box quasi esclusivamente nelle zone a 50 km/h e solo nei tratti di strada individuati dal prefetto. Per ottenere l'autorizzazione prefettizia bisogna necessariamente che le postazioni rispettino tre requisiti: presenza di un elevato livello di incidentalità stradale documentato; documentata impossibilità di procedere alla contestazione immediata sulla base delle condizioni strutturali, plano altimetriche e di traffico; presenza di velocità operativa dei veicoli mediamente superiore ai limiti di velocità consentiti. Sulla base di questi requisiti, il Comune ha chiesto da tempo al Commissariato del governo l'autorizzazione all'installazione nell'Arginale e, ha aggiunto Corrarati, «stiamo valutando la sussistenza delle tre caratteristiche per via Galilei».
Il nuovo decreto
L'11 giugno di quest'anno è stato varato l'atteso nuovo decreto che ha risolto i contenziosi giuridici sorti con i Comuni. Così Corrarati: «È stata disciplinata la questione dibattuta da tempo e che causava forte contenzioso tra la norma primaria (codice della strada) che prevedeva l'uso di apparecchiature "omologate" ed il ministero degli Interni che considerava utilizzabili apparecchiature anche solo "autorizzate", non essendoci in Italia apparecchiature "omologate". I tre apparecchi in utilizzo al corpo di polizia locale risulterebbero ora correttamente "omologati». Il campo giuridico è stato illuminato, avverte Corrarati, ma in nessun modo ha reso più semplice l'installazione. Restano i tre requisiti giù in vigore. A Bolzano al momento «possono essere effettuati solo controlli con notifica immediata della violazione». E nella migliore delle ipotesi i controlli con i box torneranno solo su via Galilei e sull'Arginale.
Allarme sicurezza
Nulla da fare dunque per chi sollecita una stretta sulla sicurezza, ripristinando gli speed check nei quartieri, da dove stanno arrivando le segnalazioni di velocità eccessiva sempre più diffusa. «L'eccesso di velocità non è una leggerezza», così i Verdi comunali, «Soprattutto nelle vicinanze di scuole, scuole dell'infanzia e quartieri residenziali abbiamo bisogno di strumenti efficaci per proteggere gli utenti della strada più vulnerabili. L'obiettivo non è aumentare il numero delle sanzioni, ma prevenire gli incidenti e rafforzare la percezione di sicurezza nei quartieri cittadini». FR.G.


