Botta e risposta. Il presidente della Provincia Luis Durnwalder risponde punto per punto al ministro degli Esteri Franco Frattini. E sulla tutela di Vienna nei confronti della minoranza altoatesina, ribadisce: «Non solo è un nostro diritto chiederla, ma è un nostro dovere».
Eppure il ministro Frattini vi accusa di slealtà...
E perché? Forse l’Italia chiede il permesso all’Austria se cambia la propria costituzione? Se Vienna decide di inserire la tutela della minoranza austriaca in Alto Adige nella sua costituzione, non vedo cos’abbia da ridire il governo italiano.
Frattini è stato chiaro: l’Alto Adige fa parte dell’Italia e la sua tutela non può essere affidata a nessun altro Stato.
E allora perché l’Italia ha addirittura modificato la propria legge elettorale per tutelare gli italiani all’estero? Gli argentini di origine italiana hanno un loro rappresentante in Parlamento, ma per nessuno si tratta di un’ingerenza da parte dell’Italia.
Ma davvero serve questo nuovo richiamo all’Alto Adige all’interno della Costituzione austriaca?
Theiner ed io siamo stati chiari. Se nel preambolo della costituzione sarà inserita la tutela nei nostri confronti, siamo contenti. Se non si potrà fare, siamo convinti che Vienna continuerà comunque a vigilare su di noi.
Ce n’è bisogno?
L’Alto Adige è sempre stata una questione internazionale. Lo è stata quando è stato siglato l’accordo Degasperi-Gruber e poi quando ci siamo rivolti all’Onu, e ancora con l’approvazione del pacchetto. Sono sempre stati i ministri degli Esteri a discutere di Alto Adige, mai i ministri degli Interni. Lo stupore di Frattini è fuori luogo.
Frattini ha criticato anche il blitz dell’onorevole Zeller sui toponimi?
Blitz? Zeller ha solo presentato un emendamento. Noi abbiamo cinque parlamentari, non bastano certo ad influenzare la maggioranza. Non bastano in commissione e ancor meno bastano in Parlamento. Se la cancellazione è stata decisa, allora è avvenuto perché la maggioranza era d’accordo.
Ora cosa succederà?
È tutto da vedere. Il decreto è stato cancellato, ma sembrerebbe che nel decreto salva-leggi del 19 novembre scorso sia inserita anche la legge del 1925 che converte il decreto di Tolomei. Va chiarito se una legge che recepisce un decreto legislativo cancellato resta valida oppure no.
Ipotesi numero uno: la legge resta valida.
Sarebbe un peccato. Da nessuna parte in Europa potrebbe accadere, ma in Italia tutto è possibile. Certo il governo non farebbe una gran figura difendendo le leggi fasciste. Non credo che in Germania siano ancora in vigore le leggi di Hitler...
Ipotesi numero due: i toponimi di Tolomei spariscono.
Intendiamoci. Non è questa la soluzione. La soluzione sui toponimi va cercata e trovata assieme. Ma cancellare i toponimi fascisti significa poter iniziare a discutere. Potremmo decidere assieme al gruppo italiano quali toponimi mantenere e quali no, fermo restando che la macro-toponomastica resterà bilingue, visto che il decreto di Tolomei riguarda solo quella di secondo livello