BOLZANO. Omofobia, violenza sulle donne e critica dei social network. Sono solo alcuni degli affollati tavoli di discussione aperti ieri mattina nella palestra dell’istituto Galilei di via Cadorna. Le materie le hanno scelte i ragazzi, che per tre giorni si sono impossessati della scuola per farne un laboratorio di pensiero critico e civico. L’autogesione di una volta, quella che profumava di contestazione, non esiste più: niente musica a tutto volume e sigarette fumate nei bagni o nei corridoi. Le classi sono attente, gli argomenti trattati molto seri: gli studenti non scherzano sulla gravità della situazione.

Mentre al terzo piano il direttore dell’Alto Adige, Alberto Faustini, fa lezione di giornalismo a una classe silenziosissima, al piano terra il segretario della Cgil Lorenzo Sola parla di lavoro e futuro. Sono i relatori ospiti, chiamati a intervenire dai giovani che hanno organizzato la tre giorni di istruzione alternativa. Molti dei corsi sono tenuti dai giovani stessi, mentre altri sorvegliano il normale svolgimento delle giornate scolastiche. Un gruppo, armato di walkie-talkie e una fascia colorata al braccio è quello del servizio di sicurezza; una piccola troupe gira un mini documentario dell’autogestione, e degli oltre 850 ragazzi e ragazze iscritti, partecipano attivamente più di 500.

«Vogliamo dare spunti agli studenti per ragionare sull’importanza di essere informati e formarsi una coscienza critica - spiega Stefano Pesce, organizzatore ventenne dell’autogestione, rappresentate d’istituto, e studente della quinta del liceo scientifico tecnologico - ci dicono sempre che siamo gli adulti del futuro, e vogliamo iniziare a ragionare sull’esserlo davvero». La critica alla macchina dell’istruzione tradizionale è implicita, «anche per me questo successo era inaspettato - prosegue Stefano - ma effettivamente tutte le “materie” sono state scelte dai ragazzi, e tutti le stanno affrontando con molto impegno». Durante le lezioni classiche non c’è tempo per trattare materie alternative, «servirebbe una razionalizzazione del calendario, che vada incontro anche alle esigenze dei professori». Altro che contestazione, gli studenti sono comprensivi: «spesso capita che per le pressioni da fuori, in classe non ci sia un rapporto sereno tra alunni e docenti - spiega Stefano - loro sono molto stressati, i fondi per le nostre idee sono sempre pochi e a volte capita di ritrovarsi senza accorgersene in un rapporto conflittuale». Poi qualcuno fischia e i ragazzi ai tavoli in palestra si alzano e cambiano di posto, per iniziare a parlare di un nuovo argomento.

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