BOLZANO. Dopo la tempesta, il sereno. L’autonomia dovrebbe uscire dalla riforma costituzionale più blindata rispetto a oggi. E con la prospettiva di nuove competenze da ottenere con legge, evitando la più complicata procedura di modifica dello Statuto. È stato raggiunto l’accordo con il governo sull’emendamento presentato dal Gruppo per le autonomie, dopo le trattative infuocate di mercoledì. L’emendamento dovrebbe essere approvato oggi in Senato. Il condizionale è d’obbligo e ieri sera il senatore Karl Zeller, presidente del gruppo, ha evitato scaramanticamente ogni commento. Un ruolo decisivo per sbloccare la situazione sull’emendamento all’articolo 39 sarebbe stato giocato dal presidente emerito Giorgio Napolitano, oggi senatore a vita, componente d’eccellenza del Gruppo per le autonomie.

Nel tourbillon di telefonate dei presidenti provinciali Kompatscher e Rossi ai sottosegretari Lotti e Bressa, dei colloqui romani di Zeller e Francesco Palermo, tra cui quello con il ministro Maria Elena Boschi, l’intervento di Napolitano sarebbe stato fondamentale per ottenere il via libera dal governo. Il presidente emerito avrebbe tra l’altro intenzione di prendere la parola a nome del Gruppo per le autonomie durante le dichiarazioni di voto finali sulla riforma costituzionale. L’emendamento contiene molto più di quanto i senatori regionali sperassero all’avvio della riforma costituzionale. Il nuovo titolo V della Costituzione, che disciplina tra l’altro le competenze tra Regioni e Stato, non verrà applicato alle Regioni e Province a statuto speciale fino alla «revisione» degli Statuti. Nel testo precedente della clausola di salvaguardia si parlava di «adeguamento». Non è solo una sottigliezza lessicale, sottolinea il senatore Francesco Palermo: «La nuova versione, se verrà approvato l’emendamento, garantisce maggiore libertà di manovra». L’altra novità riguarda invece la possibilità estesa alle «speciali» di ricevere competenze, come ambiente e territorio, tramite una legge d’intesa Stato-Province, e non con modifica dello Statuto. «Anche il ministro Boschi ha dato una grande mano, si potrebbe dire che è diventata filo autonomista...», sorride Zeller. Napolitano, intervistato dal Dolomiten, ha commentato la riforma, di cui è convinto sostenitore: «Per la prima volta nel quadro del nuovo Senato le Regioni acquistano realmente la parola. Una Regione a statuto speciale come l'Alto Adige non può che guadagnarne». E ancora, sempre Napolitano, «non si può in nessun caso parlare di centralismo, quanto semmai di una migliore definizione del capitolo V della Costituzione che definisce le competenze dello Stato e delle Regioni e che da tempo aveva bisogno di essere rivisto».Nei giorni scorsi Napolitano aveva «rimproverato» i colleghi del gruppo, che giudicano invece centralista il nuovo assetto dello Stato previsto dalla riforma.

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