BOLZANO. Chi l’avrebbe mai immaginato, un asse politico tra i governatori autonomisti Ugo Rossi e Arno Kompatscher e il leghista Roberto Maroni? Specie ora che il Carroccio, in vista delle europee del 25 maggio, ha stretto un’alleanza con i primi avversari della Svp, i Freiheitlichen. Ma gli accordi elettorali si fanno e si disfano da sempre in un batter d’occhio. Cosa ben diversa sono invece le riforme costituzionali. E quella avviata dal premier Matteo Renzi, con passo veloce e piglio da rullo compressore, ai tre presidenti non piace. È emerso nel dibattito di ieri pomeriggio a Trento, organizzato per il festival del giornale Trentino.live.

Le due Province e la Regione Lombardia, a Milano, promuoveranno già entro fine aprile un seminario aperto trasversalmente alle altre Regioni, alle forze politiche, allo stesso governo, a partire dal sottosegretario Delrio e dai ministri all’economia Padoan e alle regioni Lanzetta. Con un duplice scopo: da un punto di vista strettamente contabile, far passare il metodo del residuo fiscale per il contributo delle Regioni al risanamento del bilancio dello Stato, forti di calcoli che certificano come già ora Trento, Bolzano e Milano a Roma danno più che ricevere. È però il quadro politico più generale il terreno di gioco su cui i tre governatori intendono lanciare la sfida al governo: per cercare di limitarne l’approccio neocentralista, messo nero su bianco proprio nella riforma varata da Palazzo Chigi, che vede in sostanza lo Stato (forte invece di un decennio di federalismo male interpretato dalle Regioni e spesso sfociato in vere malversazioni) riappropriarsi di poteri nei confronti delle Autonomie. Tra le quali anche la Lombardia vuole far parte a pieno titolo, attraverso un referendum con cui chiedere la concessione del rango di Regione a statuto speciale con ritorno al 100% del gettito fiscale prodotto dal territorio, come la Sicilia. Ma la quasi ora e mezza di dibattito pubblico, alla fine spingeranno un conciliante Maroni ad “accontentarsi” anche dei 9 decimi trentini e altoatesini.

La notizia dell’iniziativa congiunta di Trentino, Alto Adige e Lombardia, buttata lì da Rossi proprio in chiusura del confronto di ieri pomeriggio a palazzo Geremia, in una sala affollatissima, sigilla quello che è dunque un vero e proprio patto politico, siglato in piazza Dante e poi illustrato pubblicamente. Ma il dibattito, moderato da Luca Petermaier e Chiara Bert, non può non partire dalla cronaca. E dunque dagli arresti dei neosecessionisti veneti (ma anche lombardi). Maroni parte in quarta, difendendo i vari Rocchetta («la persona più pacifica che conosca) e Bernardelli («uscì dalla Lega proprio contestandone le spinte indipendentiste»), i due ex parlamentari coinvolti nell’inchiesta. Per il governatore lombardo «qui si arrestano idee e non fatti, è un intervento muscolare abnorme che rischia di rafforzare le pulsioni indipendentiste». Ma è quello delle Regioni virtuose del Nord sotto attacco a diventare ben presto “il” tema del dibattito. Con Rossi a ribadire di averlo già posto nella Conferenza Stato-Regioni: certo, anche per ragioni di “utilitarismo”.

Ma soprattutto fissando un punto. Anche qui, “il” punto: «La delega di funzioni dallo Stato alle Regioni è utile anche per risparmiare e recuperare risorse». La domanda che aleggia viene presto posta: ma non sarà che, con le figuracce degli ultimi mesi, siano state proprio le Regioni ad abdicare al proprio ruolo? Non sarà per i continui scandali che ora Renzi ha buon gioco nel proporre, ad esempio, un futuro Senato con ampia rappresentanza di sindaci? Sì, ammette Kompatscher, ma attenzione: se il federalismo alle vongole degli ultimi dieci anni si è rivelato inadeguato, ciò non significa che l’idea di fondo non fosse corretta. «Negli anni ’50 e ’60 questa era una regione povera - aggiunge - ora non lo è più, non per i trasferimenti statali, che non nego, ma perché si è ben governato: lasciateci lavorare e contribuiremo ancor più al bilancio dello Stato». Ma sarà davvero in grado una Lombardia “speciale”, viene chiesto a Maroni, di amministrare competenze qui pane quotidiano già da anni? «Altroché», replica il governatore lombardo, snocciolando una carrellata di esempi di buona amministrazione.

E alla fine l’accordo si ritrova sulla mozione Kompatscher dell’Europa dei popoli. Con sullo sfondo un’ulteriore azione comune: una macroregione delle Alpi in grado di puntare i piedi in Europa.